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LETTURE/ La ricerca di una Via nella “realtà virtuale” di Dick

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Una caccia che nel suo oscillare tra formalismo e verità tiene insieme l'arte e la vita, lo scorrere degli eventi e la loro rappresentazione, fino all'intuizione che anche la via, proprio perché via, non può essere forzata ma solo percorsa: «Non si può costringere la comprensione a raggiungerti per forza(p. 241)», soprattutto quando la colpa incombe («non si può cancellare il sangue […] come se fosse inchiostro», p. 245), o quando appena vinta una battaglia il giorno nuovo sembra sovrastarci, impegnarci in una lotta senza fine e navigata a vista: «Il tremendo dilemma delle nostre vite. Qualsiasi cosa succeda, è male al di là di ogni confronto. E allora perché lottare? Perché scegliere? (p. 253)».

Perché lottare o scegliere se non conosciamo l'oggi e non sappiamo sperare il domani? Dick non risponde, e non lo fanno i suoi personaggi. Ma la domanda resta, anche di fronte al male, anche di fronte all'inspiegabile assurdo, aggrappata a un quasi niente, a un briciolo di bene, a un dono: «Una nuova vita, pensò. Come una rinascita. Non come, cavolo. È una rinascita. Chi devo ringraziare? Forse dovrei pregare? Vorrei capire (p. 249)».



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