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LETTURE/ Il bello (e la grazia) della debolezza: il Premio Agnes a Marco Pozza

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In carcere, però, misericordia e cuore in quale tempo si coniugano? "Chi oltrepassa, anche una sola volta, le sbarre, sente il bisogno di dare ragione a Sant'Agostino: lui era convinto che non esiste il passato, il presente e il futuro. Esiste solo il presente: il presente del passato (la memoria), il presente del presente (l'attesa) e il presente del futuro (la visione). Una clessidra meravigliosa per il tempo del carcere: sulle ceneri del passato si iniziano a mettere le fondamenta del futuro, a partire dal tempo presente. La misericordia si innesta in questa logica".
Un Premio, quello ricevuto, che rappresenta anche una presa di posizione: "Questo premio lo considero un incoraggiamento: continuare a fare della strada il mio salotto. Senza l'incontro con i poveri, la mia scrittura sarebbe rimasta senza vita addosso: tecnicamente perfetta, ricercata, eppure vuota di sapore. Che farsene di parole piene di vento? In questo senso, aver incontrato la bellezza ferita di Cristo è stato riconoscere che da tempo mi stava tendendo un agguato, che il mio sacerdozio non corresse il rischio di annoiarsi".
Un sacerdote che si porta cucita addosso l'arroganza di Pietro e la disobbedienza di Giona. Con in dote uno scrivere fluido e provocatorio che è come benzina sul fuoco per illuminare le oscurità più recondite, proprie e della gente che incontra. Le sue parole hanno la forza prorompente di quegli slanci in avanti — "in uscita", direbbe Papa Francesco — tipici dei maratoneti e dei ciclisti, mondi dai quali lui per primo proviene. Una penna dotata di fede e di profondissima umanità che, piace pensare, diventa un'ora d'aria salubre per chiunque lo incontri. Non solo tra le pareti di una cella di galera.

 

(Elettra Ferrigno)

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