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UNGHERIA 1956/ Gyula, se un ragazzo di 12 anni "riscrive" la rivoluzione

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Un carro armato russo istrutto dagli ungheresi durante gli scontri (Foto Wikipedia)  Un carro armato russo istrutto dagli ungheresi durante gli scontri (Foto Wikipedia)

Il legame tra questo mondo privato e pubblico risulta evidente anche dai numerosi disegni realizzati dallo stesso autore dodicenne, schizzi che che impreziosiscono il diario e che raffigurano scene di vita quotidiana cui assiste il protagonista, come ad esempio le case semidistrutte dall'intervento dei carri armati nel centralissimo quartiere in cui vive con la sua famiglia, le vetrine dei negozi in frantumi, i tram ribaltati sul viale della circonvallazione, il centro commerciale Corvin in fiamme, gli itinerari delle passeggiate attraverso una Budapest per metà reale e per metà frutto della fantasia dell'autore e di un suo amico d'infanzia.
Ciò che emerge in maniera inequivocabile dalle pagine del diario è il carattere spontaneo e popolare che caratterizzò l'insurrezione, così come la speranza di ottenere maggiori libertà nella vita di tutti i giorni: tali aspetti risultano palesi tanto all'interno della comunità ristretta cui appartiene il protagonista (la sua famiglia ed il vicinato), tanto in quella più estesa della capitale ungherese, come si evince chiaramente da alcuni episodi di scontri cui partecipano studenti e cittadini di ogni rango sociale, ma anche da alcuni volantini allegati al diario con le loro richieste al governo (si pensi ad esempio ai movimenti studenteschi ed operai) e le loro esortazioni a combattere.
Come sottolineato dall'autore nella postfazione al diario curata in occasione della prima edizione, lo stesso ragazzo che lo aveva scritto nella consapevolezza della straordinarietà di quei fatti, decise poi di tenerlo nascosto, forse temendo eventuali conseguenze più per le persone in esso menzionate che non per sé, ma soprattutto per le sorti del diario stesso, considerato come un tesoro da custodire e proteggere, come una parte importante e preziosa della propria esistenza. Colpisce quindi l'autocensura che seppe applicare un ragazzo di dodici anni dimostrando così di aver perfettamente imparato la lezione per poter sopravvivere in un Paese in cui la libertà di opinione non poteva trovare spazio, colpisce altresì il lungo periodo di "rinascita" del diario una volta crollato il sistema totalitario ungherese, quasi fosse stata necessaria una sorta di adattamento alla libertà di espressione oppure di riflessione a proposito di fatti lontani e quasi congelati nel tempo.
Ciò che rimane al lettore è invece una testimonianza nitida, vivace, spontanea e senza pregiudizi di quei fatti che ancor oggi fanno discutere accademici e non solo.



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