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LETTURE/ Simenon e quel "miscuglio" di buoni e cattivi che non vorremmo mai trovare

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Georges Simenon (1903-1989) (Foto dal web)  Georges Simenon (1903-1989) (Foto dal web)

Eppure, nonostante l'omertà possa essere estorta con le coltellate e con le minacce, scatta silente una sorta di empatia tra compatrioti e, ancor più, tra persone destinate, a titolo diverso, a sperimentare la stessa sofferta minorità. Ecco perché onesti e disonesti finiscono, spesso inevitabilmente, ad abitare nelle stesse palazzine, a bere negli stessi locali, a comprare carne dallo stesso macellaio e farina dallo stesso mugnaio.
Queste note di Simenon, appena accennate nella stessa stesura del racconto, hanno un forte potenziale di manifesta attualità nello scenario presente. Più una comunità minoritaria si ghettizza (tanto in senso riflessivo, quanto in senso passivo: o lo sceglie o le è imposto), più al suo interno la presa della normatività pubblica statuale scema a favore di chi si fa rispettare con violenza, minaccia o allusività. Al tempo stesso, però, svuotare completamente l'interfaccia pubblicistica e amministrativa di valori di convivialità e di accoglienza finisce per implementare questo circolo vizioso. Il soggetto posto in una condizione di subordinazione in un gruppo già minoritario e subordinato finisce per provare una contorta empatia verso i potentati illegali e i loro scherani, mentre si allenta ogni speranza di essere pienamente riconosciuto e valorizzato all'interno della cornice pubblica legale.
Alla fine del racconto, e forse tardivamente rispetto allo stesso lettore che ha saputo cogliere i segni dell'indagine, Maigret si accorge che Stan l'Assassino, il famelico caporione e re dei ladri, altri non è che la donna del gruppo. Sui possibili risvolti antropologici di questa scoperta, è inutile far congetture: il male può trovare radicamento ovunque e in chiunque meno ci si aspetti. Ed è in qualche modo sempre in ossequio ad una certa empatia che la femminilità corrotta dal male e dalla prevaricazione, nel male e nella prevaricazione, ci sembra ancor più vittima e ancor più carnefice. Perché in un contesto essenzialmente maschile finisce per utilizzare l'aggressività e la vendicatività come strumenti del linguaggio. E' proprio la mancanza di dialogo che crea le "bande dei polacchi" di ogni epoca e di ogni Francia.



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