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LETTURE/ Ecco perché l'Unione Europea farà la fine del Titanic

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Il Titanic attraccato nel porto di Southampton prima della partenza (Foto Wikipedia)  Il Titanic attraccato nel porto di Southampton prima della partenza (Foto Wikipedia)

Dietro alle buone intenzioni, vi era soprattutto la constatazione e il tentativo di rimediare, almeno in parte, al fatto inequivocabile che due guerre essenzialmente europee e nate in Europa avevano declassato il Regno Unito, la Francia e la Germania da grandi nazioni a potenze di ordine regionale. Inoltre vi era, per le prime due, l'urgenza di capitalizzare la vittoria senza mettere la terza in una posizione che ricordasse anche solo minimamente Versailles. Purtroppo, lo scambio conclusivo "unificazione tedesca vs euro" non è stato probabilmente l'operazione più azzeccata. Andreotti pare abbia detto: "Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due". E Churchill, a suo tempo, ne avrebbe volute addirittura ancora di più.
La motivazione più urgente ed esiziale, però, la più seria, era di scongiurare, unendosi e collaborando vivamente sotto l'ombrello strategico americano, una possibilissima e, nel caso, rapidissima conquista da parte dell'Unione Sovietica, la quale aveva già unificato, peraltro, la parte orientale dell'Europa. Ricordiamoci la piantina politica dell'Eurasia dal '45 a tutti gli anni Ottanta: una immensa compatta massa rossa con una sottilissima striscia blu ad occidente.
In altri termini, l'unificazione dell'Europa occidentale era l'altra faccia del Welfare, anch'esso in buona parte motivato dalla presenza di un'alternativa a cui le classi inferiori avrebbero potuto, per interposta persona (vedi i vari partiti comunisti) aderire. Come questi ha garantito una relativa pace sociale, ma con benefici generalizzati (fordismo, politiche economiche keynesiane e welfare hanno generato i "Magnifici trenta", gli anni dal '45 al '75, il periodo di massimo e apparentemente inarrestabile sviluppo della storia dell'umanità), così l'altra ha momentaneamente prospettato un'armonica coesistenza tra pari e la fine di tutte le guerre.
Lasciando stare le molte contraddizioni che via via hanno fortemente indebolito il progetto di unione europea (la soffocante sudditanza agli Stati Uniti, che hanno costantemente lavorato affinché l'Europa non diventasse, finita la guerra fredda e l'era delle superpotenze, il loro vero e unico concorrente; l'appartenenza fuori tempo massimo alla Nato, che ha consolidato l'imperio americano e reso impossibile la costituzione di un'autonoma forza difensiva europea e quindi l'espressione di una reale e comune politica estera; ventiquattro lingue ufficiali; una burocrazia sempre più pletorica; una opacità di fondo delle sue istituzioni; una permeabilità scandalosa all'azione delle lobby; ecc. ecc), l'Unione Europea nata a Maastricht era già, dal punto di vista delle sue due motivazioni di fondo, fuori corso.
La maggioranza degli elettori del Regno Unito che hanno votato per la Brexit appartengono alle generazioni che ancora ne ricordano le ragioni. Non appartengono a quelle che hanno subito, per dirla con Hobsbawm, le conseguenze della "distruzione dei meccanismi sociali che connettono l'esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti […] uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento" (con buona pace del programma Erasmus). 



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COMMENTI
08/07/2016 - Ue anche espresso di Babele (Carlo Cerofolini)

Se interessa, visto che siamo a parlare di disastri, Margaret Thatcher definì l’Ue espresso di Babele.