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LETTURE/ Ecco perché l'Unione Europea farà la fine del Titanic

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Il Titanic attraccato nel porto di Southampton prima della partenza (Foto Wikipedia)  Il Titanic attraccato nel porto di Southampton prima della partenza (Foto Wikipedia)

L'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea ha lasciato molti commentatori a bocca aperta. Assai meno i mercati. A parte un breve momento di gioco al ribasso, le borse hanno ripreso l'andamento pre-Brexit. È vero che all'ultimo momento i broker avevano puntato su una vittoria al fotofinish del Remain, a causa dell'omicidio della parlamentare laburista Jo Cox per mano di uno squilibrato inneggiante slogan pro-Brexit, ma i mercati avevano già pienamente metabolizzato un risultato che era nell'ordine delle cose.
Ora, cosa succederà? Nel breve e nel medio periodo, molto probabilmente nulla di eclatante. Il Regno Unito, dopo un periodo di melina generalizzata, concorderà un rapporto proficuo a tutti i contendenti. Ad ognuno fa comodo che un mercato comune consenta liberi scambi. Il resto è noia.
Fin qui, per mantenerci al livello fenomenico delle cose, ma proviamo a risalire alle dinamiche profonde.
Storicamente, la Ue non è il primo tentativo di unificazione del continente europeo. Lasciando stare Carlo Magno, in epoca moderna abbiamo avuto prima l'Impero napoleonico, che effettivamente ha uniformato l'Europa su molti piani, dal diritto alle unità di misura (che sia una fissazione cronica?),  poi il Terzo Reich. Sia l'uno sia l'altro sono durati poco e sono stati imposti dalla forza delle armi, anche se il tentativo francese si è svolto progressivamente sulla spinta della sua rivoluzione borghese e quello tedesco come conseguenza di una involutiva reazione totalitaria.
E quale sia il più moderno è tutto da vedere. Il primo con una grossa e rumorosa locomotiva francese e tanti vagoncini tedeschi. Il secondo a trazione germanica, ma con la Francia, dall'occupazione alla fine della guerra, a collaborare alacremente con le proprie industrie e centinaia di migliaia di lavoratori allo sforzo bellico tedesco, ivi compreso lo sterminio degli ebrei. Il binomio franco-tedesco non è certo una novità. Dopo di che, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, attraverso un processo articolato, è nata nel '93 la Ue. Questo tentativo di unificazione è avvenuto in maniera democratica (anche se ha dato esiti istituzionali che ad alcuni non sembrano per niente democratici), inclusiva e formalmente paritaria, ma rischia di durare poco, anche se non quanto i precedenti, ma quasi.
Le motivazioni all'origine di questo ultimo lieto evento furono essenzialmente due, entrambe difensive; una più urgente e dannatamente concreta, l'altra meno e assai più retorica. Quella meno improrogabile e più di facciata era di evitare che l'Europa si dissanguasse definitivamente producendo altri milioni di morti, com'era accaduto con le due guerre mondiali, avvenute in gran parte sul terreno europeo. La generazione dei "padri fondatori" — gli Schumann, Spaak, Monnet, Adenauer, De Gasperi — aveva vissuto quell'epoca e ne ricordava ancora gli orrori. Tuttavia, Montale lo aveva già messo in rima: "La storia non è magistra di niente che ci riguardi"; e la storiella di un'Europa garanzia di pace andrebbe ogni giorno risentita alla luce di quel che poi è capitato nella ex Jugoslavia.



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COMMENTI
08/07/2016 - Ue anche espresso di Babele (Carlo Cerofolini)

Se interessa, visto che siamo a parlare di disastri, Margaret Thatcher definì l’Ue espresso di Babele.