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LETTURE/ "Più splendon le carte", così Dante è arrivato fino a noi

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Dal sito FB della mostra  Dal sito FB della mostra

Siamo poi trasportati nell'"avveniristico" mondo della tradizione a stampa del poema di Dante (cominciata nel 1472), con apposite introduzioni culturali e storiche relative al procedimento della stampa da Gutenberg in poi. L'obiettivo si focalizza infine sulla città di Torino, con le ultime due sezioni dedicate all'attenzione offerta a Dante e ai "suoi" volumi da casa Savoia la prima, e al dantismo di fine Ottocento e inizio Novecento dell'Università di Torino la seconda.
L'inaugurazione della mostra è avvenuta il 16 giugno alla presenza di Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali, di Giovanni Saccani, direttore della Biblioteca, e del rettore dell'Università di Torino Gianmaria Ajani, e l'accesso è possibile tutti i giorni della settimana. Ma una delle trovate più felici dei curatori della mostra è stata affiancare all'esposizione una serie di lectiones magistralis di docenti dell'ateneo torinese, accolte nell'auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale, che accompagneranno il pubblico alla scoperta dell'opera dantesca, così da poter apprezzare fino in fondo il valore dell'esposizione e ravvivarne lo splendore: si va da "L'Amore nella lirica italiana antica" alla vicenda di Paolo e Francesca e al Cerbero infernale, dalla Vita nuova (con tutti i risvolti che l'opera presenta riguardo all'immagine del "libro") alle vicende editoriali delle opere dantesche.
Uno degli aspetti più interessanti — e forse meno appariscenti — di questa lunga serie di eventi è sicuramente la partecipazione giovanile. I pannelli e le didascalie della mostra infatti sono state preparate e realizzate da quattro studentesse dell'Università di Torino, appassionatesi alla filologia dantesca nel corso degli studi e decise a offrire il proprio contributo per questo avvenimento; un'iniziativa, fra l'altro, collocatasi nella lunga serie di celebrazioni che in tutta Italia si stanno svolgendo (e si svolgeranno) nell'arco che corre fra due importanti centenari danteschi: il 750esimo dalla nascita (2015) e il 700esimo dalla morte del poeta (2021). Una mostra di questo calibro, corredata da lezioni dedicate e realizzata con l'attivo coinvolgimento degli studenti universitari, evita il rischio a cui è più immediato pensare in questi casi: quello di trasformare un fatto culturale come quello dantesco in un'ennesima, arida collezione da "museo" (usando il termine nel suo significato deteriore).
L'impressione che si ha piuttosto, anche grazie all'impostazione per così dire "sintetica" del percorso (si va dal 1334 all'inizio del XX secolo), è quella di osservare una molteplicità affascinante di tentativi con cui l'uomo si rapporta alla comunicazione innanzitutto, e in secondo luogo alla letteratura. Osservare le splendide miniature, vedere gli ordinati — e pazienti — tratti di inchiostro dei copisti trecenteschi, ripercorrere i processi della stampa o le più diverse illustrazioni rendono testimonianza di quanto la comunità umana da sempre percepisca la comunicazione come fattore essenziale della propria espressione, e per questo affronti la realtà trovando forme sempre nuove per scrivere e diffondere messaggi e contenuti; e allo stesso tempo, risulta evidente — vedendo l'amore per la Commedia di molti uomini di epoche e luoghi differenti — come la letteratura sia da sempre patrimonio fondante di un soggetto innanzitutto, e conseguentemente di una comunità e di un'intera civiltà.



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