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LETTURE/ Dopo la Brexit serve un'Europa "nazione di nazioni"

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Boris Johnson, alfiere del "Leave" (LaPresse)  Boris Johnson, alfiere del "Leave" (LaPresse)

Ma non sono soli: con loro, anche Wilhelm Röpke, Luigi Einaudi e Luigi Sturzo, si schierarono apertamente a favore di un'organizzazione sopranazionale sul modello dell'esperimento degli Stati Uniti d'America, facendo propria in tutti i suoi principi la teoria dello Stato federale di Hamilton. Dopo aver mostrato i disastri causati da un sistema internazionale basato sulla divisione anarchica in Stati sovrani (Staatenbund) e considerata l'impossibilità di edificare un grande Stato unitario (Einheitsstaat) a competenza universale, il quale porterebbe ad un livello insostenibile tutti gli aspetti negativi ed illiberali dei piccoli Stati unitari, questi autori, padri morali dell'Europa unita, affermano la necessità non tanto di una rivoluzione economica, quanto di una rivoluzione politica, in cui ciascuno Stato sovrano nazionale sottometta una serie di diritti ad un sistema di autorità internazionali, ma dove nello stesso tempo anche i diritti delle autorità internazionali vengano limitati a favore delle entità regionali. Come scrive Robbins, "non si deve giungere né a un'alleanza né a una completa unificazione, ma ad una federazione (Bundesstaat)".
A questo punto, che cos'è accaduto perché da tanta cultura liberale, federalista ed europeista sia potuta maturare una maggioranza di britannici che al sogno federalista ha preferito la piccola patria? Forse in questi anni abbiamo parlato troppo di burocrazia europea e troppo poco di economia reale europea, e ancor di meno di politica europea, di cultura europea. I Padri fondatori dell'Ue, e con loro Giovanni Paolo II ed Helmut Kohl, avevano una visione dell'Europa come famiglia di nazioni che unificava nazioni affratellate da una comune radice cristiana. Era un'Europa "nazione di nazioni", in cui la propria originaria identità nazionale si ampliava in una più comprensiva identità europea. Per questo era essenziale che questa Europa avesse delle radici: ebraico-cristiane e greco-latine. Avere delle radici significa anche avere dei confini, aprirsi gradualmente a chi ci è più vicino. I popoli possono essere generosi verso i profughi, ma vogliono possedere le chiavi di casa propria e costruire la fratellanza universale a partire dall'unità con quanti sono culturalmente più vicini. L'apertura illimitata ed indiscriminata genera alla fine un timore ed un rifiuto altrettanto illimitato ed indiscriminato.
Quindi, all'indomani della Brexit, "Keep calm and Reform Europe", ripartendo dai principi di solidarietà e di sussidiarietà, principi liberali e cristiani che hanno ispirato i Fondatori e che la cultura politica britannica ha contribuito a sviluppare e a lasciarci in eredità, ma dei quali sembra essersi dimenticata.



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