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NOTTE DI SAN LORENZO/ Se il pianto del cielo si unisce al nostro

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La nebuolosa del Cavallo (Foto dal web)  La nebuolosa del Cavallo (Foto dal web)

C'è da invidiare Pascoli che nella sua poesia X agosto — lui che spesso si trova sopraffatto e stupito di fronte alla vastità del mondo — dice di sapere perché cadono le stelle: sono il pianto del cielo che si unisce al suo, raccontano l'unità, la vicinanza di Dio all'uomo nel dolore. In Pascoli tutto è legato, tutto si tiene e da lui dovremmo imparare. L'agiografia delle meteore scintillanti alle quali rivolgiamo gli occhi per chiedere che qualcosa si realizzi non è mica male in sé. Anzi. Ma sarebbe bello che, proprio in queste notti, tornassimo a pensare il vero valore di parole come Sogno e Desiderio e, grazie a questo, tornassimo a scrivere con la maiuscola le altre parole e riscrivessimo il dizionario e la grammatica. Dell'uomo e delle cose. Che poi la cultura non è nient'altro che questo: mica parole stanche e vuote che si rincorrono, ma respiro, carne, coscienza e sguardo sui giorni. E sulle stelle. Tutto realisticamente tenuto insieme.
Ricominciamo proprio da qui, da questi nasi all'insù in queste notti, da questo sguardo. Magari guardando a chi, come il poeta, questo sguardo già lo fissa con tenerezza e ferocia, con verità e passione, accogliendo fino in fondo l'istante che viene. Perché non ci si può inventare uomini, bisogna imparare da qualcuno, bisogna essere umili, aperti, carichi di grazie: niente pretese, niente sospetti, niente lamenti. E siamo realisti, chiediamo l'impossibile, come voleva Camus. Con le maiuscole al posto giusto e senza virgolette.



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