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LETTURE/ Uccidere, ma senza odio. Quell'educazione cattolica morta col fascismo

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Soldati in trincea  Soldati in trincea

Inoltre, trascurando di mettere in luce cosa insegnano le emozioni, comprese paura e pietà, non gli aveva offerto strumenti adeguati per fronteggiare e reggere esiti laceranti, come la sconfitta. Il modello di virilità appiattito sull'esercizio della forza non fu più in grado di elaborare una narrazione collettiva, umana prima ancora che politica, sull'esito catastrofico della guerra fascista.
In altre parole, il progetto di formare il soldato cattolico, maschio e vincente, crollò principalmente a causa della sconfitta bellica: tuttavia, pesò anche la fragilità insita nel riduzionismo tipico della pedagogia cattolica prevalente in quel periodo, fondata sulla volontà e priva di ogni riguardo per la complessità dei sentimenti e di attenzione al senso delle emozioni.



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COMMENTI
12/08/2016 - Un ritorno al servizio di leva servirebbe (Giuseppe Crippa)

A mio avviso l’educazione cattolica (ed anche l’educazione civica) alla condizione di militare non è morta col fascismo come dice il titolo dell’articolo o con la sconfitta nella guerra, come più propriamente scrive l’autore, ma con la fine del servizio obbligatorio di leva. Servizio che non sarebbe utopico pensare di re-istituire, in un momento in cui siamo coinvolti in una guerra asimmetrica e nel quale, con una disoccupazione giovanile comunque vicina al 50%, non sarebbe di ostacolo all’occupazione dei giovani (che praticamente non c'è prima dei vent'anni) ma al contrario li formerebbe ad una disciplina di vita che è evidentemente carente.