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LETTURE/ Realacci: "Laudato si'", un manifesto per il sistema-Italia

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Papa Francesco in Polonia (LaPresse)  Papa Francesco in Polonia (LaPresse)

L'associazionismo ecologista fa parte di un articolato mondo composto da volontariato, terzo settore, imprese sociali. Io non credo ad una società atomizzata in cui l'unico rapporto politico sia quella diretto tra il leader e il popolo. Oppure nell'interazione totalizzante tra il cittadino e la rete. Sono due modi di intendere la democrazia che alla fine credo possono indebolirla. La dinamica che avviene quando le persone si incontrano, interagiscono e si scambiano idee è insostituibile. C'è un termine bellissimo e intraducibile che usa il Papa nell'enciclica: "rapidación". Descrive una conformazione della politica e delle opinioni tutta concentrata sull'immediato, ma  incapace di cogliere i pensieri lunghi. Io sono per cogliere tutte le opportunità delle innovazioni tecnologiche, ma non auspico una società polverizzata in mille solitudini. Magari molto rumorose.

La battaglia politica e culturale in corso a Taranto sull'Ilva ha da insegnare qualcosa sul piano del metodo con cui affrontare simili situazioni?
La vicenda Ilva può essere riassunta nello sforzo di tenere insieme le ragioni dell'occupazione con quelle dell'ambiente. L'una senza l'altra non sta in piedi. L'Ilva è il primo caso di commissariamento industriale compiuto in Italia e, credo, in Europa per motivi ambientali. Penso che la strada intrapresa sia l'unica percorribile, anche se non è certo semplice. Ma realtà come quella di Taranto sono figlie anche della nostra storia, con le sue grandezze e con le sue contraddizioni…

A che cosa si riferisce?
Cito un estratto del Piano regolatore di Venezia del 1962, gli anni in cui nascevano sia porto Marghera che l'Italsider di Taranto: "...nella zona industriale di Porto Marghera troveranno posto prevalentemente quegli impianti che diffondono nell'aria fumo, polvere o esalazioni dannose alla vita umana, che scaricano nell'acqua sostanze velenose, che producono vibrazioni o rumori". Queste sono parole di un documento ufficiale di cinquant'anni fa. Fortunatamente oggi la situazione è cambiata e si è diffusa, col tempo e anche dopo tante tragedie ecologiche, una cultura ambientale più matura e consapevole.

La legge sugli ecoreati è stata un'innovazione per quanto riguarda l'intervento della magistratura in campo ambientale?
La legge sugli ecoreati in vigore da circa un anno è già stata usata più di mille volte. Il che significa che quando le leggi ci sono e sono fatte bene, servono. Nei giorni scorsi abbiamo ricordato i 40 anni del disastro di Seveso. Per la legge italiana, allora, fu un "disastro innominato", come tutti gli altri disastri ambientali. Allo stesso modo, prima della legge sugli ecoreati, l'inquinamento veniva trattato come "getto pericoloso di cose". Oggi, con la nuova legge, abbiamo reati come "disastro ambientale", "inquinamento ambientale", "traffico e abbandono di materiali radioattivi", "impedimento del controllo"; con le aggravanti previste quando i reati sono compiuti in forma associativa o da esponenti politici e pubblici ufficiali. Tuttavia non bastano le leggi e la magistratura, se non c'è un coinvolgimento reale della società, della politica e delle istituzioni. Ricordo una frase di Eliot che dice: "Gli uomini hanno sempre cercato regole talmente perfette che nessuno avrebbe più bisogno di essere buono". Non ci sono riusciti.

Ovviamente per la tutelare l'ambiente serve anche una giustizia che funzioni.



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