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LETTURE/ Realacci: "Laudato si'", un manifesto per il sistema-Italia

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Papa Francesco in Polonia (LaPresse)  Papa Francesco in Polonia (LaPresse)

Ad oltre un anno dalla promulgazione dell'enciclica Laudato si', Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente ed esponente del Pd, spazia a tutto campo sui temi che papa Francesco ha richiamato all'attenzione del mondo intero, chiedendo un vero cambio di mentalità per salvare quel grande "bene comune", il creato, da cui dipende la nostra vita.

Realacci, che bilancio si può trarre, oltre le parole, i convegni, gli impegni e gli auspici? Inizia a cambiare anche la mentalità delle persone?
Considero la Laudato si' il documento più autorevole, visionario e concreto sulle sfide che dobbiamo affrontare. La chiave di lettura che Papa Bergoglio propone è quella di un'ecologia integrale, ma non integralista, che connette il tema dell'ambiente con quello delle diseguaglianze, dell'economia, della tecnologia, cogliendo le interconnessioni del mondo contemporaneo. La sua spinta è stata fondamentale già nella Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici dello scorso dicembre. I suoi effetti saranno di lungo periodo, perché si rivolge a tutta la famiglia umana e invita all'azione concreta. Come diceva Luigi Einaudi, "Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada. Il problema economico è l'aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale". Sembra una frase dell'enciclica.

Secondo lei le istituzioni, soprattutto quelle locali, ne hanno tratto un giudizio di merito o solo auspici?
Più auspici e buone parole che fatti. Anche le politiche elementari, quelle che definiscono la qualità della politica e dell'amministrazione, talvolta non sono da noi consone al livello di una grande nazione civile.

Realacci, perché in Italia la cultura ecologista si è incanalata nei binari del pensiero ideologico e delle scelte politiche? Perché per essere ecologisti bisogna essere di sinistra?
Io non mi sono mai identificato, come ambientalista, in un'appartenenza ideologica. Però è vero che in Italia c'è un centrodestra che sulle questioni ambientali è stato spesso molto distante. Ci sono spartiacque netti come la scelta sul nucleare. Sugli stessi mutamenti climatici nella passata legislatura la maggioranza di centrodestra al Senato approvò una ridicola mozione negazionista: una posizione impensabile in altri paesi europei o alla luce della Cop21 di Parigi. Oggi, tuttavia, ci sono persone con estrazioni politiche e culturali molto diverse che camminano sulla stessa strada della difesa dell'ambiente.

E la situazione europea com'è in tal senso?
L'Unione Europea è stata da sempre in prima fila sui temi ambientali ed ha un quadro normativo più avanzato. C'era un'espressione molto bella nella Costituzione europea purtroppo naufragata nel 2005: nel preambolo l'Europa veniva definita "spazio privilegiato della speranza umana". Ora, se c'è un ambito in cui ci si è avvicinati di più a questo concetto è proprio quello dello sviluppo sostenibile. Senza l'Europa il protocollo di Kyoto sui mutamenti climatici sarebbe semplicemente morto.

E' davvero convinto che l'Europa abbia qualcosa da dire?



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