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SPILLO/ Quel pizzico di errore che ci salverà dai conformisti

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Gillo Dorfles (LaPresse)  Gillo Dorfles (LaPresse)

Straordinarie anche le riflessioni sul conformismo: "Certamente — ha ricordato Dorfles — la libertà di vestirsi e di accostare colori e forme diverse fa parte non solo di una serie di movimenti libertari del secolo scorso, ma rappresenta una conquista che è necessario mantenere, per evitare la logica della 'divisa' e del conformismo. Come ho scritto in un mio piccolo saggio, dedicato ai conformisti, cerchiamo di evitare di portare nel prossimo secolo alcuni atteggiamenti che hanno dominato i nostri ultimi decenni: è l'anonimo protagonista dei villaggi-vacanze, ed è lo stesso che si mimetizza, snob tra gli snob, nella spiaggia più esclusiva. Ai funerali applaude appena esce la bara. Al concerto di musica classica agita la mano come fosse lui a dirigere l'orchestra. Speriamo in bene di non ritrovarli nel prossimi cent'anni".
E, per andare verso la fine, le considerazioni sull'eclettismo. "Ho sempre amato l'eclettismo — ricorda Dorfles — contro un'arida specializzazione che crede di trovare la verità nelle specializzazioni; certamente quest'ultime sono fondamentali per risolvere le questioni pratiche del vivere quotidiano, ma dobbiamo essere sempre aperti alla curiosità, perché risiede in ciò che non conosciamo la ragione di guardare sempre avanti, anche rischiando percorsi inconsueti e non facilmente prevedibili. Nella mia vita, gli incontri più interessanti che mi hanno fatto comprendere che il futuro appartiene a tutti e tutti possono essere protagonisti, appartengono a uno sguardo rivolto al di fuori dei tradizionali recinti delle accademie e dei saperi costituiti, forti e restii a comprendere il 'nuovo'".
La chiusura è una vera illuminazione e un monito per provare a costruire il futuro: "E' necessario portare con noi questa curiosità — conclude Dorfles — sempre e non solo nei prossimi cent'anni, altrimenti ci potremmo trovare, in un prossimo futuro, in un sorta di  nuovo stato 'primitivo'. E' meglio una consapevole approssimazione che affidarci alle certezze di  saperi 'preconfezionati', viviamo in mezzo all'approssimazione, diremmo quasi che senza approssimazione la nostra vita diventerebbe impossibile e ancora di più la nostra arte. Allora guardiamo in avanti, non temendo di sbagliare, perché l'errore mostra tutta l'umanità di cui siamo capaci. Anche nei prossimi cent'anni, porteremo con noi la certezza dell'errore; basta saperlo cogliere, aprendo la conoscenza al mondo senza preclusioni, ma con una sana consapevolezza che l'approssimazione, per noi umani, è una forma di verità".
Grazie maestro per i pensieri e grazie Aldo per averli raccolti!



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