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LETTURE/ Pirandello, se la promessa di felicità svanisce nel nulla

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Luigi Pirandello (1867-1936) (Foto dal web)  Luigi Pirandello (1867-1936) (Foto dal web)

Dinanzi a quella vastità, il desiderio si fa "acuto, intenso, ardente", tanto che il professore balza in piedi esclamando "eccolo! eccolo!", per poi ricadere su se stesso, con le mani sul volto. Affittato un modesto appartamento nella bella cittadina, dalla finestra scorge il mare, il quale "pareva proprio che volesse entrare in casa; non si vedeva altro che il mare". Lasciata la casa, scende verso la spiaggia, poi, dall'alto di una scogliera, osserva lo spettacolo per lui inconsueto: "rimase per più di un'ora stupefatto, a contemplare". Dinanzi a lui si disegna il monte, che si leva azzurrino, come "un'isola aerea"; il porto, popolato di navi e poi "la sterminata distesa delle acque", placida e scintillante al sole. Congedatosi dal "fascino di quello spettacolo", il protagonista si reca al parco dei Borghese, ugualmente estasiato. "Non ricordava di aver mai passato un giorno più delizioso di quello in vita sua; si sentiva beato". Si inoltra, ammirato, nel parco, vagando "per quei viali profondi, deserti, ombrosi, come in un sogno. In un sogno parevano veramente assorti quegli alberi maestosi, nel silenzio che il canto degli uccelli non rompeva, ma rendeva anzi più misterioso". Segue, affascinato, il canto di un usignolo: si trova così, ad un tratto "in una meravigliosa pineta". Essa gli appare come un tempio; le corone degli alberi "escludevano del tutto lo sguardo dalla vista del cielo. Pareva che la pineta avesse una sua propria aria, cuprea, insaporata di quella frescura d'ombra speciale delle chiese. Il professor Corvara Amidei non seppe andar più oltre. Si tolse, quasi istintivamente, il cappello, e sedette per terra; poi si sdrajò". Coglie, per un attimo, la possibilità di "intravedere come si potesse davvero sentire la gioja di vivere". Gli echi letterari che giungono a Pirandello sono quelli della tradizione del locus amoenus, in particolare pare di risentire il richiamo del XXVIII canto del Purgatorio, in cui appare Matelda, ma agisce anche la memoria degli idilli leopardiani.
Dopo averli convocati nella sua "stanza della tortura" — la celebre definizione appartiene a Giovanni Macchia — Pirandello libera i suoi personaggi essenzialmente attraverso due strade: o la via dell'immaginazione, come leggiamo ne Il treno ha fischiato, o per mezzo dello stupore provato dinanzi allo spettacolo naturale, come avviene in Ciàula scopre la luna.
Il protagonista di Va bene è spinto a chiedersi perché Dio lo aveva fatto soffrire così, visto che si era sempre comportato bene. "E chi dunque, chi dunque aveva il governo del mondo, di questa sciaguratissima vita degli uomini?". La soluzione è umoristica, secondo i dettami del noto saggio del 1908, all'origine di tutta la concezione estetica pirandelliana, ma ricorda anche le caustiche e paradossali conclusioni delle Operette morali di Leopardi: una pigna piomba "a guisa di fulminea risposta" sul capo del professore, facendolo sanguinare. A chi, sgomento, gli chiede cos'è successo, risponde: "La pigna che governa il mondo… già!".
La tregua si esaurisce, il mondo è riconsegnato al caso e all'insensatezza. Ma quella visione non è stata un sogno: qualcosa è veramente accaduto, come una possibilità offerta alla libertà dell'uomo.



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