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LETTURE/ Boualem Sansal, un nuovo "1984" che parla ai nostri giorni

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Libertà e amicizia sono le due uniche armi di cui dispone il protagonista, in un mondo apparentemente monolitico, ma che in realtà è percorso da lotte intestine per il potere. Per controllare tutto, il sistema totalitario consente l'esistenza di figure atipiche, come Toz, un fedele al regime che, tuttavia, vive fuori-legge, in un universo tutto suo, in cui ha ricostruito un museo che raccoglie i cimeli del secolo XX, testimonianze di un "altro" mondo, la cui esistenza ufficialmente va negata. Toz, l'irregolare saggio, aiuta Ati a prendere coscienza della sua condizione di "cane sciolto", una realtà umana impensabile nel cosmo dell'Abistan. Se quel "germoglio di libertà", impersonato da Ati, avesse raggiunto, come egli si proponeva, l'archeologo che aveva scoperto un villaggio preesistente alle origini dell'Abistan, si sarebbe verificato un "incontro esplosivo fra la Libertà e la Verità". L'archeologo, però, secondo un copione classico dei regimi totalitari, "sceglie" di togliersi la vita. Ad Ati, che ha perso pure l'amico Koa, non resta che chiedere a Toz il favore di esser portato alla Frontiera, perché vuole provare ad attraversarla, anche se è consapevole che c'è una possibilità su un milione di riuscirci.
Ma nella scelta fra libertà e comodità Ati non ha dubbi, egli sa che "morire nella speranza di una nuova vita (è) comunque più dignitoso che vivere nella disperazione di vedersi morire".



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