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GEORGIA/ La straordinaria unità di quella "cerniera" tra Oriente e Occidente

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Interno della chiesa del monastero di Gelati (Georgia) (Foto dal web)  Interno della chiesa del monastero di Gelati (Georgia) (Foto dal web)

È una semplicissima pietra tombale che dice solo: «Questa è la mia dimora per sempre, come desideravo. Così ho trovato qui la pace eterna». Un esempio di umiltà, ma anche un messaggio dai diversi significati: innanzitutto la presa di distanza dai fasti regali degli imperatori bizantini. C'è poi la dichiarazione di essere un figlio della terra di Georgia per la quale aveva combattuto, una terra che aveva riunificato e che voleva rimanesse tale. Quell'essere sulla strada tra il cuore della religiosità e il centro del potere politico è infine un monito al popolo a conservare il dono dell'unità. 

Un altro punto focale della mostra è la chiesa di Ateni, costruita nel VII secolo. L'interno della chiesa presenta i migliori esempi di pittura murale medievale georgiana, risalenti al X e XI secolo. La chiesa, consacrata alla Dormizione della Vergine, presenta un'ampia narrazione della vita di Maria, con uno straordinario realismo nel rendere la figura umana, che sembra anticipare da vicino quello che Giotto compirà in Italia. Il nostro logo per la mostra, l'angelo dell'Annunciazione è un ottimo esempio.

Uno scopo della mostra è trasmettere forti impressioni, che rispecchiano la mia risposta personale alla cultura georgiana. Fin dagli inizi della mia ricerca archeologica mi sono occupata della Gerogia nei suoi rapporti con la Siro-Mesopotamia, e sono rimasta sempre molto colpita dalla forte coesione sociale di questo popolo, che a me pare affondi le radici in un passato davvero millenario, e che abbia poi trovato il suo culmine naturale con il cristianesimo. Con questa mostra, ho voluto condividere tutto questo in un momento in cui la Georgia sta attirando sempre più attenzione. 

La mostra, credo proprio, proietta un senso dello straordinario. Il senso di una bellezza intrisa di sostanza.



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