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LETTURE/ Romano Guardini e l'incontro cristiano con il moderno

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Romano Guardini (1885-1968) (Foto dal web)  Romano Guardini (1885-1968) (Foto dal web)

Il "ritorno al Medioevo" non è solo antistorico. È anche non giusto sotto il profilo ideale. La cristianità medievale è una realtà grande, non esente però da limitazioni, la principale delle quali è l'unità "organica", "precritica", tra Chiesa e mondo. Una sintesi troppo stretta che spiega la reazione moderna. Siamo, per Guardini, di fronte a due modelli antitetici, entrambi unilaterali. Il giusto rapporto tra Dio e la creazione «si può dissolvere in due modi diversi: quando la realtà delle cose in quanto create si obnubila e il mondo stesso si sposta nell'assoluto, ma anche quando l'assoluto religioso è visto così direttamente come il solo autentico che il finito perde lo spessore della sua realtà e del suo significato». Trionfo del mondo contro teopanismo: due prospettive  devianti che si fondano sulla reciproca esclusione. Trasferito in sede storica il modello guardiniano legge l'autonomia moderna  come reazione all'assolutismo medievale, una reazione che assume la forma di rivolta. Si tratta allora di separare i due momenti, la ribellione (negativa) contro Dio dalla giusta affermazione della libertà e dei diritti della persona che il modello sacrale medievale non ha adeguatamente riconosciuto:

«Sarebbe importante cercare di delineare la storia della patologia della modernità a partire dal rapporto che essa intrattiene con Dio: tale storia si rivelerebbe senza dubbio coincidente con quella del fallimento del cristianesimo. Perché capire che l'autonomia è una rivolta contro Dio e un distacco da lui significa aver compreso solo metà della questione: ci si deve chiedere anche se nella volontà di autonomia non siano compresi anche elementi positivi, che sono arrivati a maturazione nella modernità e ai quali il cristianesimo - non certo modificando la sua impostazione di base, ma accogliendoli in essa - può concedere un legittimo spazio».

Si può superare l'auto-affermazione moderna solo separando e distinguendo lo spirito di rivolta dalle giuste aspirazioni, non adeguatamente comprese nell'ottica di un soprannaturalismo dimentico della natura. «Se rifiutiamo l'atteggiamento [della modernità] per fondare l'esserci nella libertà dell'agire di Dio, ciò non significa - lo abbiamo già detto - che vada necessariamente rifiutato anche ciò che tale atteggiamento esprime di valido».

Questo rifiuto del medievalismo, insieme all'esigenza di salvaguardare la libertà della personalità, dovevano attirare sospetti e diffidenza verso l'educatore Guardini. Come quelli del dr. Carl Sonnenschein, assistente spirituale dei giovani nella Berlino degli anni 20, per il quale valeva l'idea che «"Siamo in una città assediata; perciò non ci sono problemi, bensì soltanto parole d'ordine" - osservava: "Questo motto può fare impressione, ma è sbagliato. Non si possono congedare i problemi; chi li avverte, deve applicarvisi, specialmente se è responsabile sul piano intellettuale e spirituale. La prassi autentica, cioè l'agire giusto, deriva dalla verità, e per essa bisogna lottare […] in ogni caso io mi applicavo all'interrogare e non potevo lasciarmi aggiogare alla sua  prassi. So che mi ha giudicato in modo molto aspro; mi vedeva come un uomo che suscita inquietudine. In verità temo che fosse proprio così, che egli non sopportasse alcun interrogativo». A questo atteggiamento, fatto di intransigenza e di chiusura, Guardini rispondeva riscoprendo la sua natura "liberale".



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