BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Romano Guardini e l'incontro cristiano con il moderno

Pubblicazione:

Romano Guardini (1885-1968) (Foto dal web)  Romano Guardini (1885-1968) (Foto dal web)

Se il vero evento non arriva! Il mondo cattolico, chiuso nel proprio ambito, non si collocava nell'ambito richiesto: quello  di una libera testimonianza in grado di accordare il soprannaturale con la natura, il cristianesimo con la ricchezza dell'umano. L'ateismo moderno non era dato semplicemente da una posizione teoretica - l'immanenza del cogito cartesiano secondo i tomisti. Esso rappresentava anche una posizione esistenziale, una scelta affettiva, una rivolta. Per questo la modernità andava affrontata non semplicemente a partire dall'antitesi, ma ponendosi sul terreno esistenziale. È la scelta che Guardini compie con le sue lezioni universitarie di antropologia cristiana degli anni 30, gli anni del nazionalsocialismo. 

«Queste lezioni - scrive Guardini - si interrogano su che cosa è l'uomo nella coscienza cristiana. La questione deve essere trasposta, e senza alcuna esitazione, nel moderno stile di pensiero». Ciò significa che «l'obiettivo principale di queste lezioni è la chiarificazione dell'esperienza di esistere [Existenzerlebnis] e delle modalità in cui, nell'esistenza, un determinato cristiano incontra se stesso. In questo modo si introduce nella trattazione un elemento di grande soggettività». Questa, nella tradizione cristiana, trova il suo autore ideale in Agostino. Al punto che Agostino diviene, per Guardini, il ponte tra cristianesimo ed era moderna. 

«Agostino ha stabilito un legame non solo dall'antichità al Medioevo, ma anche dall'antichità all'era moderna. I pensatori e i maestri spirituali del Medioevo hanno attinto a larghe mani dai suoi scritti, ma molti dei suoi interrogativi sono rimasti a loro estranei. A questi appartiene in primo luogo quello riguardante il modo in cui il singolo uomo si trova nell'esistenza. Quando Agostino lo pone, stavano crollando i sistemi di difesa e di sostegno che costituivano un cosmo attorno all'uomo antico e davano alla sua esistenza un'autocomprensione; così il singolo si sentiva consegnato in balia di un mondo divenuto pericoloso e di un corso della storia non più comprensibile».

Guardini pone qui Agostino in una situazione culturale ed esistenziale analoga a quella che segna i primi decenni del XX secolo. Al tramonto del mondo antico corrisponde il "Tramonto dell'Occidente" (O. Spengler), il declino dell'era moderna  che si apre alle istanze problematiche del post-moderno. L'aver vissuto tale condizione, da parte di Agostino, e l'averla compresa  alla luce della fede, è la dote che gli permette di entrare a pieno titolo nel teatro di una modernità in crisi, oltre le certezze proprie del mondo medievale. L'esperienza esistenziale di Agostino, illuminata dalla fede, ha un'acutezza che manca sia all'antichità che al Medioevo. 

«Solo con i pensatori degli inizi dell'età moderna - per esempio nelle teorie della Renaissance sulla felicità, nelle considerazioni di un Michel Montaigne sugli aspetti singolari dell'esistenza e nelle appassionate impostazioni del problema da parte di Pascal - si fanno strada quelle domande che da quel momento non resteranno più mute. Questo modo di sperimentare la propria esistenza e di ricercarne l'essenza, che suscita inquietudine e nello stesso tempo rende accorti, compromettente e stimolante, si manifesta particolarmente evidente nei primi cinque libri di quel libro nel quale Agostino riferisce del suo cammino verso la fede, le "Confessioni". Le domande che ci vengono poste, lo stile nel quale si sviluppa il pensiero, il modo con cui il pensatore sente la propria vita in rapporto al mondo ed entrambi in rapporto con la vita di Dio, fanno di quei capitoli una della manifestazioni più pure della moderna esperienza esistenziale».



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.