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STRAGE DI BOLOGNA/ 2 agosto 1980, quelle false "verità" che hanno ancora successo

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Bologna, manifestazione in occasione della strage (LaPresse)  Bologna, manifestazione in occasione della strage (LaPresse)

Perché la correità del senatore Pellegrino con fascisti, piduisti, stragisti, eversori non fosse ambigua o dubbia, il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime aggiungeva un ulteriore passaggio accusatorio: "La bozza di relazione presentata alla Commissione stragi dal senatore Pellegrino nella precedente legislatura evidenzia l'intenzione di mettere una pietra sul passato, assolvendo dalle responsabilità che le competono quella parte di classe politica dirigente che ha dato dimostrazione di complicità e di inerzia".
Siamo in presenza di un attacco in piena regola di rara violenza nella storia della repubblica. Esso era volto non solo alla delegittimazione del ruolo istituzionale del presidente Pellegrino, alla denuncia delle responsabilità del parlamento nell'eleggerlo, ma anche a colpire il senatore pidiessino per complicità con fascisti, stragisti, massoni piduisti, eversori e quant'altro, cioè al cosiddetto "partito del silenzio" .
Pellegrino non aveva assecondato teoremi e farse da fantapolitica elaborati e proposti con i toni e il carattere perentorio degli agenti e dei propagandisti sovietici durante la guerra fredda.
I mandanti della strage sarebbero notissimi. Il principale si chiamava Licio Gelli, e  avrebbe agito anche con l'ultima incarnazione del suo potere demoniaco, la P2. Per 28 anni, durante la celebrazione della funesta ricorrenza del 2 agosto, questa storiella da bar di suburra è stata ripetuta. I rappresentanti (pavidissimi) del governo (sia di centro-destra sia di centro-sinistra) si sono lasciati assoggettare all'accusa di aver voluto impedire le indagini sui mandanti delle stragi applicando ad esse il regime del segreto di Stato. Mai fandonia più spudorata e ridicola è stata formulata.
Infatti il segreto di Stato sulla strage di Bologna, come su tutte le stragi, non è stato mai opposto dal governo per la semplice ragione che la normativa vigente lo esclude (art. 204 del codice di procedura penale). E' quanto è a conoscenza di tutti, dal momento che è stato ribadito da Franco Frattini, allora ministro per la Funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza (cfr. Atti parlamentari, seduta n. 34, in data 20 settembre 2001 dedicata all'abrogazione del segreto di Stato nelle indagini sulle stragi ed i delitti di terrorismo): "posso senz'altro dire che nel procedimento penale relativo alla strage di Bologna, in nessuna fase dell'indagine, è stato opposto il segreto di Stato; infatti, esiste già una norma processuale che stabilisce che non possono essere oggetto del segreto fatti, notizie e documenti concernenti reati diretti all'eversione dell'ordinamento costituzionale. Quindi, in realtà, spetta al giudice, nelle sue attribuzioni, definire la natura eversiva del reato per cui si procede secondo quanto stabilito dal codice di procedura. In sostanza, l'opposizione del segreto di Stato in base alle norme vigenti — mi riferisco in particolare all'articolo 204 del codice di procedura penale — è già esclusa in tutti i processi in materia di stragi, delitti di terrorismo e di eversione dell'ordine costituzionale, e quindi anche in quello relativo alla strage di Bologna". 



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COMMENTI
02/08/2016 - Sentimenti contrastanti (Giuseppe Crippa)

Conoscere, anche grazie all’opera meritoria del prof. Sechi, le relazioni del terrorismo palestinese con questa vicenda e veder oggi partecipare anche la Comunità Islamica di Bologna alla cerimonia in ricordo delle vittime della strage di Bologna con uno striscione “Contro tutti i terrorismi” induce sentimenti contrastanti. Non tutti sono riferibili…