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PAPA/ Francesco al Meeting, il bisogno di essere abbracciati

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Papa Francesco in Polonia (LaPresse)  Papa Francesco in Polonia (LaPresse)

Il messaggio di Papa Francesco al Meeting 2016 sul tema "Tu sei un bene per me" ci aiuta a capire che ciò di cui ha drammaticamente bisogno il mondo contemporaneo, nella dialettica delle sue potenze globali, è esattamente ciò che costituisce il bisogno ultimo e più radicale di ogni singolo uomo. Ognuno di noi ha bisogno, per esistere, di essere guardato da qualcuno che ha bisogno proprio di noi. Che ci afferma come un bene (indipendentemente dal bene o dal male che saremo capaci di fare), e ci vuol bene come ad un essere prezioso e irripetibile.
Normalmente noi non ci guardiamo mai così, essendo i più crudeli misuratori di noi stessi. E questo non ci permette neanche di riconoscere che l'altro è un bene per noi: "Ma questo non è conforme alla nostra natura: fin da bambini noi scopriamo la bellezza del legame fra gli esseri umani, impariamo ad incontrare l'altro, riconoscendolo e rispettandolo come interlocutore e come fratello, perché figlio del comune Padre che è nei cieli. Invece l'individualismo allontana dalle persone, ne coglie soprattutto i limiti e i difetti, indebolendo il desiderio e la capacità di una convivenza in cui ciascuno possa essere libero e felice in compagnia degli altri con la ricchezza delle loro diversità".
Questa relazione all'altro come un bene non indica anzitutto un comportamento o un atteggiamento morale (anche questo, certo, come conseguenza), ma soprattutto il riconoscimento di un bene che c'è. C'è, non solo all'inizio, nell'accoglienza di mio padre e di mia madre, ma c'è in ogni momento, c'è ora: ed è ciò che Cristo ci ha portato come assoluta novità: "perché non considera alcuna persona come perduta definitivamente".
È lo sguardo con cui si sono sentiti affermati e costituiti nella loro coscienza i tipi umani forse meno raccomandabili — come Zaccheo o il buon ladrone —; è questa coscienza del proprio bisogno di essere abbracciati, che in definitiva decide della storia intera: "Come cambierebbe il nostro mondo se questa speranza senza misura diventasse la lente con cui gli uomini si guardano tra di loro!".
L'invito al dialogo smette allora di essere il mantra di ciò che si dovrebbe fare correttamente in politica (e che poi non si fa mai), ma assume la forma di un'esigenza delle nostre persone; non una concessione o un'opzione, ma una chiamata ad essere (con l'altro) noi stessi: "Tanti sconvolgimenti di cui spesso ci sentiamo testimoni impotenti sono, in realtà, un invito misterioso a ritrovare i fondamenti della comunione tra gli uomini per un nuovo inizio".



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