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PAPA/ Francesco al Meeting, il bisogno di essere abbracciati

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Papa Francesco in Polonia (LaPresse)  Papa Francesco in Polonia (LaPresse)

Una delle questioni più urgenti nella confusione e nella convulsione del nostro tempo è chiedersi dove poter cercare — non dico già trovare, ma proprio innanzitutto cercare — il bandolo della matassa delle tante crisi, delle contraddizioni e delle lacerazioni del mondo contemporaneo. Perché molte volte noi crediamo di aver trovato la soluzione al problema delle cose, senza aver neanche iniziato a cercarla veramente, ma accontentandoci di partire da un'idea o uno schema che abbiamo già nella testa. E così, ben presto ci accorgiamo che la soluzione trovata non risolve la questione, proprio perché non si vedeva in maniera sufficientemente chiara lo stesso problema.
Dove lo cercheremmo, dunque, il bandolo della matassa dei problemi più assillanti del nostro tempo, o meglio del problema che è il nostro tempo? Seguendo le immagini che ogni giorno si depositano nella nostra mente, partiremmo senz'altro dalle drammatiche ondate di profughi, di migranti, di poveri cristi in fuga dalla violenze delle guerre, dall'assoluta miserifianzaa nelle condizioni materiali e dalla stessa penuria di speranza.
E poi cercheremmo ancora nel lato oscuro che purtroppo accompagna questa migrazione biblica, vale a dire il terrorismo di ideologia islamista, da cui tantissimi musulmani (che ne sono le prime vittime) scappano, ma che ritroviamo nella tragedia nichilista degli attentati in Europa e verso cui purtroppo diversi nostri giovani sono attirati, rispetto alla stanca insensatezza del mondo occidentale.
E non dovremmo poi forse cercare anche nelle curve ascendenti e discendenti della finanza globale, in cui sembra che i patrimoni si gonfino e si sgonfino in investimenti fluttuanti e a patirne siano il lavoro reale della gente, le condizioni economiche di interi Paesi, e la stessa dignità di chi ad un lavoro vero forse non ci arriverà mai nella vita?
Ma cercando in questi luoghi ad alto rischio nella mappa del nostro mondo (e altri se ne potrebbero segnare), è come se le nostre analisi incontrassero sempre un punto cieco, un'emergenza inspiegabile, e non perché non siano (purtroppo) veri, ma perché in essi c'è qualcosa che avvertiamo, sì, ma che resta confuso, non a fuoco. Qualcosa che ci provoca tacitamente nello sguardo ferito dei "salvati" dai barconi in mezzo al mare, o che ci sgomenta nell'orrore del nichilismo terrorista e ci inquieta nella noia del nichilismo occidentale. Qualcosa che ci mette a disagio laddove tutto, fino alla nostra stessa vita, sembra doversi misurare sul potere che riusciamo ad avere nella vita e soprattutto (più frequentemente, purtroppo) sul potere che non riusciremo mai ad avere.
Ma questo qualcosa che resta sospeso — come se ci aspettasse — è anch'esso un luogo, forse il luogo più inavvertito sulla gran scena del mondo, ma quello decisivo: ed è la nostra stessa coscienza, la consapevolezza di sé e della realtà di ogni singolo individuo.



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