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MIGRANTI/ Non numeri ma persone: l'Europa alla prova dell'umanesimo

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In una stagione in cui la parola identità viene concepita come una fortezza da difendere dagli assalti dei nemici, o come una spada da brandire contro coloro che attentano ai "nostri valori", la mostra propone esperienze che testimoniano la possibilità di una convivenza tra persone che provengono da percorsi sociali, culturali e religiosi differenti. Non sono tutte rose e fiori, si dirà... E certamente la convivenza è frutto di una fatica quotidiana e non è immune da contraddizioni e da conflitti. Ma la storia ci sta proponendo una sfida alla quale non possiamo sottrarci.

Le migrazioni rilanciano un interrogativo fondamentale: chi è l'altro per me, cosa rende possibile incontrarsi e convivere? Ricevendo il Premio Carlo Magno, il 6 maggio 2016, Papa Francesco ha messo in luce lo smarrimento che pervade il Vecchio Continente, tentato di "voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione". Si è domandato: "Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell'uomo, della democrazia e della libertà?". E ha auspicato "un'Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare", invitando a riscoprire "l'ampiezza dell'anima europea, nata dall'incontro di civiltà e popoli". È il sogno di un nuovo umanesimo, che accetta la sfida dell'incontro sottesa ai grandi spostamenti migratori. Una sfida che riguarda i governanti e i grandi decisori, ma che non può lasciare indifferente nessuno di noi.



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COMMENTI
22/08/2016 - Persone (delfini paolo)

Certo che sono persone,il problema è che massimo il 5% di esse è costituito da veri profughi,e una buona percentuale è costituita da islamici fondamentalisti,purtroppo.