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LETTURE/ Leggere rende felici? Sì, ma non a qualunque prezzo

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Claude Monet, Tempo di primavera (particolare) (1872)  Claude Monet, Tempo di primavera (particolare) (1872)

Conforta sempre vedere dei giovani, ragazzi ma soprattutto ragazze, dediti alla lettura nei periodi e nei luoghi deputati alle vacanze, specialmente nelle nostre bellissime località marine. Non che la lettura debba considerarsi di per sé un'attività più nobile di una partita a pallavolo o a carte; non di meno essa ha un effetto per così dire straniante in alcuni luoghi e in particolari occasioni.
Chissà in quali fantasie è assorta quella ragazza all'ombra di una pineta in riva al mare, così dimentica di tutto tranne del libro che ha tra le mani! Quali personaggi o quali vicende starà rivivendo, quali luoghi lontani e meravigliosi starà visitando!
L'immagine antica della lettrice, immortalata da tanti artisti, colpisce: con quel gesto la ragazza si ritrae dal flusso vitale al quale sembra invitata dall'età e dai luoghi; "schiva gli spassi", i chiassosi divertimenti dei suoi coetanei, per ritirarsi nel luogo appartato e magnifico. Per leggere occorre silenzio e solitudine: elementi che paiono in contraddizione con l'idea che abbiamo della felicità. Essa è per noi legata al movimento, tanto che la sua assenza denota malinconia o depressione.
Perché allora si legge? Si legge per affermare che una vita non basta, per quanto piacevole sia; perché desideriamo sempre un piacere più grande di quello che abbiamo davanti; perché la nostra vita ha bisogno di attraversare le vite degli altri per accogliere echi e prospettive diverse, da cui la nostra esistenza riceve profondità e spessore. Non si legge per fuggire da una realtà sgradevole (anche se talvolta può accadere) tanto è vero che si legge anche in situazioni e luoghi incantevoli; si legge per necessità di approfondire la realtà in direzioni impreviste; per immaginare la vita che non abbiamo vissuto e che non vivremo; per arricchirci del senso del mistero.
A stento tratteniamo la curiosità di avvicinarci alla ragazza in questione per chiederle: "scusi, quale libro sta leggendo?". Ne siamo distolti dal rischio che la fanciulla soavemente ci risponda additandoci la copertina dell'ultimo romanzo di Fabio Volo. Meglio allora indugiare, consegnare quel fotogramma alla memoria, così come fosse uscito dalle pagine di un libro.



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