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CRISTIANESIMO/ Bibbia, arte e letteratura: come sono davvero gli angeli?

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Particolare della Madonna Sistina di Raffaello  Particolare della Madonna Sistina di Raffaello

Gli angeli formano il potente esercito con cui Dio combatte il dilagare del male. "Sanctus sanctus sanctus dominus Deus sabaoth", "Dio, Signore degli eserciti" si diceva nella Messa, e con quest'ultima parola misteriosa, che le antiche traduzioni della Bibbia spesso avevano preferito lasciare nella forma originale, si alludeva alle schiere dell'esercito celeste pronte a lottare contro il male. In ambito cristiano e nella liturgia si è preferito interpretare l'espressione come "Signore Dio di tutto il creato", anche che se in realtà il riferimento agli eserciti e alla lotta contro il male non sembra in contrasto con l'immagine del Dio di pace e di misericordia che il Nuovo Testamento ci propone.

Una riflessione merita la storia della parola che designa questi esseri intermedi fra l'uomo e Dio. Nel testo ebraico "angelo" si dice mal'ak, termine che originariamente ha il valore generico di "messaggero", e indica chi è latore di notizie o di ordini per incarico di altri. Nella traduzione greca dell'Antico Testamento per rendere la parola ebraica fu utilizzato un termine greco che aveva lo stesso significato, ángelos, parola di ignota origine (probabilmente presa a prestito da una fonte orientale). La parola, ampiamente diffusa nel lessico pagano fin dai testi più antichi, indica il messaggero (uomo o divinità) che porta un annunzio sia per incarico di un'autorità superiore sia (più raramente) di propria iniziativa.

In alcuni contesti quella dell'ángelos diventa una funzione ufficiale: l'ángelos nella tragedia greca ha il compito di dare notizie e di rispondere correttamente alle domande del destinatario, ricevendo un compenso per l'incarico svolto. In quanto traduzione di mal'ak, nella traduzione della Bibbia la parola greca allarga il suo valore e si adatta anche a designare gli esseri celesti di cui parla il testo biblico. La parola non aveva mai avuto prima questo significato. Anche vari autori pagani accennano all'esistenza di esseri celesti intermedi fra l'uomo e la divinità, ma non designano mai queste creature col nome di ángelos: il termine che si usa correntemente è quello di daímones, demoni.

La tradizione cristiana impiegherà questo termine per contrapporre agli angeli buoni gli "angeli cattivi". La Bibbia su questo punto è tanto chiara quanto reticente: come non dice nulla sull'origine degli angeli, che non compaiono nel racconto della creazione riportato dalla Genesi, così accenna appena alla loro caduta, senza dirci nulla sul loro errore: non sappiamo quale sia stata la ragione che li ha disorientati fino alla perdizione, certo prima della creazione dell'uomo, dal momento che già nell'Eden il demonio è presente con la sua "voce seduttrice" e un manipolo di angeli viene posto a custodire l'ingresso dell'Eden. L'unico accenno è nella Seconda lettera di Pietro (2, 4): "Dio infatti non perdonò agli angeli che avevano peccato, ma, condannandoli al tartaro, li confinò nelle fosse tenebrose perché vi fossero trattenuti fino al giudizio".



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