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CRISTIANESIMO/ Bibbia, arte e letteratura: come sono davvero gli angeli?

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Particolare della Madonna Sistina di Raffaello  Particolare della Madonna Sistina di Raffaello

La tradizione cristiana accetta senza esitazione questa visione, che è divenuta parte integrante delCatechismo della Chiesa Cattolica (§§ 392-393). Il peccato degli angeli è definitivo: non vi fu per loro né possibilità di pentimento né Redenzione. Un vescovo del IV-V secolo, Nemesio di Emesa (quella che oggi è la martoriata Homs), in un trattato Sulla natura dell'uomo, oggi ingiustamente trascurato ma diffusissimo in epoca medievale (lo provano anche le numerose versioni: latine, armena, araba, siriaca, georgiana), spiega che l'impossibilità di pentimento è dovuta al fatto che gli angeli non avevano il condizionamento del corpo, che rende l'uomo più fragile, disponibile al peccato e destinato alla corruzione. Dio accettò di condividere la natura dell'uomo e di patire fino alla morte in croce per quella creatura imperfetta e mortale, ma fatta a sua immagine e somiglianza, che è l'uomo, mentre per gli angeli, fatti di solo spirito e immortali, non vi fu Redenzione.

Nei testi latini la parola greca viene ripresa nella forma angelus, termine completamente nuovo che non si incontra mai nel latino pagano. A differenza del termine greco, che contiene sia il significato di "messaggero" sia quello specifico cristiano di "essere celeste", la parola latina ha solamente questo secondo significato, tanto che alcuni autori antichi si premurano di ricordare ai lettori o agli ascoltatori inesperti di greco che angelus è parola derivata dal greco che aveva il valore di nuntius olegatus. La parola passa poi a tutte le lingue d'Europa, di ogni famiglia e ramo: come hanno sottolineato alcuni commentatori, abbiamo in questa diffusione del termine un ottimo esempio dell'influenza del cristianesimo sul vocabolario (e, aggiungerei, anche sulla tradizione culturale dell'Occidente).



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