BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ARTE/ Guttuso, Incorpora, Messina: il dramma della storia rompe tutte le forme

Pubblicazione:

Salvatore Incorpora, I moti di Reggio Calabria del 1971 (Immagine dal web)  Salvatore Incorpora, I moti di Reggio Calabria del 1971 (Immagine dal web)

Uno dei quadri di Guttuso che la mostra ripropone è A Garcia Lorca, un olio su tela del 1966, che rievoca gli ultimi momenti del poeta spagnolo, arrestato e condannato a morte dai falangisti. Lo sviluppo in verticale asseconda la postura eretta di Lorca, il quale inquadrato dalla testa ai piedi occupa quasi tutta l'altezza disponibile (a voler usare un gergo cinematografico, si potrebbe parlare di "full shot"). Non solo: il protagonista riempie l'intero campo, non essendo visibile nessuna altra figura. Eppure il momento non è quello intimo della tormentosa vigilia nella solitudine di una cella, ma quello pubblico dell'esecuzione: c'è un plotone già schierato e tra poco, tra qualche istante, farà fuoco. Ma il plotone non si vede, resta rigorosamente fuori campo; la sua presenza è segnalata solo dalle canne dei fucili, che appaiono a sinistra. Corrispettivamente, la vittima è presentata di profilo, mentre fissa in maniera ferma i suoi carnefici. La vittima o meglio l'eroe. Sul punto di morire, il condannato è in realtà il trionfatore; non esiste che la sua sete di giustizia, la sua dedizione alla causa, il suo coraggio, il suo disprezzo della morte, la sua infinita superiorità morale sugli assassini, che nemmeno meritano di comparire, se non nello sguardo altero che li giudica. Questo sguardo è suprema coscienza della storia, possesso delle sue ragioni autentiche, destinate prima o poi a imporsi, tanto meschini, inessenziali, irrilevanti risultano gli oppositori.
Spostiamo adesso l'obiettivo su un altro quadro della mostra, I moti di Reggio Calabria del 1971, un olio su tela di Salvatore Incorpora. La rivolta esplosa nel centro calabrese, in seguito alla collocazione del capoluogo della regione a Catanzaro, aveva fortemente impressionato Incorpora. E di quell'ira, di quella collera popolare, che dilagava violentissima, lui, nativo di Gioiosa Ionica (in provincia di Reggio) si era risolto a dare testimonianza, senza attenuazioni e sordine. Nel quadro c'è tutta la virulenza della sommossa, i gesti esagitati, la volontà di colpire; e c'è anche un vistoso mimetismo, che non esita a riprodurre il bavaglio bianco effettivamente usato dai rivoltosi a travisamento dei volti. Ma si osservino bene i tre manifestanti in primo piano. Uno, al centro, in posizione frontale, impugna una spranga e l'ha sollevata in alto; un secondo, che gli dà le spalle, ne reitera l'atteggiamento, visto che anche lui sta levando il braccio, ed esattamente nello stesso modo, come in una sorta di eco. La differenza si insinua attraverso la terza figura, che sta di fronte a quella centrale, e ha i gomiti aderenti alla vita, la faccia leggermente piegata all'indietro, gli occhi chiusi. Nessuna incertezza è possibile: si tratta senza alcun dubbio di un ennesimo facinoroso, anche lui è in canottiera e bavaglio, esattamente come gli altri.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >