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ARTE/ Guttuso, Incorpora, Messina: il dramma della storia rompe tutte le forme

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Salvatore Incorpora, I moti di Reggio Calabria del 1971 (Immagine dal web)  Salvatore Incorpora, I moti di Reggio Calabria del 1971 (Immagine dal web)

Eppure sembra il bersaglio di quella spranga. L'apparente "istantanea", che a prima vista sembrava votata alla fedele riproduzione dell'evento, si rivela veicolo di una coscienza critica: la storia, anche nelle forze e nelle spinte che premono per la giustizia, è segnata dalla contraddizione e dal caos, tanto più acuti nei momenti in cui un giogo viene scosso, una prevaricazione contestata.
Il realismo di Incorpora non viene mai meno a una simile chiaroveggenza, e addita una frattura anche nelle inquadrature più serene (i paesaggi etnei, gli angoli di paese, gli interni con figure femminili); per questo, rappresenti una convulsione storica o una pausa con idillio, l'artista calabro-siculo infrange pervicacemente la grammatica delle forme. È anzitutto la nostra condizione a risultare sgrammaticata; chi la restituisce ha il dovere di non raddrizzare arbitrariamente le righe storte, e di tornare a sorprendere la sfasatura clamorosa, enorme tra gli esiti devianti e l'esigenza originaria di bene. Quell'esigenza che, abbandonata a se stessa, fatalmente sbanda, si corrompe, eppure è ancora lì, e chiede di essere accolta ed esaudita.



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