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GIORNATA DEL CREATO/ Il gemito della terra è quello dei nostri fratelli uomini

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Papa Francesco (LaPresse)  Papa Francesco (LaPresse)

Invita a riconoscere congiuntamente sia il grido che viene dalla terra, per i danni che l'uomo ha causato, sia il grido dei poveri, quelli che nell'enciclica vengono definiti "più abbandonati e maltrattati". E questa è una chiave di lettura molto importante per comprendere il dramma dei migranti, molti dei quali sono tali proprio per la violenza che ha subito la terra in cui sono nati.

 

E la Misericordia?

E' il terzo e ultimo punto. Nel Messaggio c'è l'invito "ad allargare il nostro cuore nel praticare la Misericordia, scoprendoci membri di una comunità della creazione, che vive di una molteplicità di relazioni vitali". E poi una bellissima espressione: "Dobbiamo ancora imparare a condividere la tenerezza del Padre per le sue creature, a riconoscerne il 'valore intrinseco', aldilà della loro utilità per noi".

 

Ciò non toglie che se si dà uno sguardo alle iniziative finora promosse dalle diocesi italiane, non sembrano giornate di preghiera almeno nell'accezione più letterale.

Giornata di preghiera non vuol dire inginocchiarsi 24 ore davanti al Santissimo Sacramento. Questo si fa in altre circostanze e con altre modalità. Pregare significa, come ho detto, innanzitutto ringraziare e poi invocare, non rivendicare o recriminare. Dalla "retta preghiera" nasce una retta azione. Per esempio un modo di percepire l'altro non come nemico o pericolo, ma come risorsa opportunità, come ho colto visitando la mostra sulle migrazioni presente al Meeting.

 

Può essere più chiaro?

Molto semplice: in quella occasione si è affrontato tutto il complesso tema dei migranti, fino agli aspetti più difficili da comprendere e accettare, come la loro presunta tendenza a delinquere e la supposta sottrazione del lavoro agli italiani, partendo dal tema del Meeting: "Tu sei un bene per me". Ecco: se anche da coloro che molti ritengono "invasori a casa nostra" può venire il bene, a maggior ragione ciò può venire da un coretto uso delle creature, "create da Dio" come buone e nel caso dell'uomo come "molto buono". Solo perché noi siamo un bene per Dio possiamo concepire gli altri come un bene per noi.

 

Ma come si fa a dire che il creato è un bene per me di fronte ai morti per l'amianto, per il nucleare, o di fronte alla denutrizione o alle malattie ambientali, o ai morti nel terremoto di qualche giorno fa? 

Ecco. Questa è la sfida da accettare e a cui saper rispondere. Di fronte alle tragedie umane risuona l'antica domanda "perché Dio permette il male"? Questo interrogativo scuote la nostra fede che non crede in un Dio lontano, ma un Dio misericordioso e compassionevole, rivelatosi in Gesù Crocifisso che si coinvolge nelle sofferenze umane, ma che ci responsabilizza. Nelle guerre come nelle catastrofi naturali ci sono concrete responsabilità degli uomini nel commercio delle armi, nella ricerca del profitto a qualunque costo, nella cattiva gestione del territorio.

 

Ma la Misericordia alla fine rimane un atteggiamento dello spirito.



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