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LETTURE/ Da Pirandello a Eliot, quando l'infinito "apre" le sbarre

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Luigi Pirandello (1867-1936) (Foto dal web)  Luigi Pirandello (1867-1936) (Foto dal web)

L'impegno è entusiasmante ed esigente insieme: ci si incontra per le prove una volta la settimana, per un paio d'ore, salvo poi infittire gli appuntamenti quando la data dello spettacolo si avvicina. Accade sempre, poi, che qualche attore sia trasferito o messo in libertà a poche settimane (se non giorni) dalla recita e che il sostituto debba imparare la parte in fretta e furia, facendo esercizio di umiltà, sacrificio e… furbizia; come quella volta in cui, si rappresentava "'A giara", l'attore che doveva fare l'avvocato Scimè, con due sole prove alle spalle, due minuti prima di entrare in scena appiccicò le pagine del copione all'interno del quotidiano che doveva portare sottobraccio, pronto a dare una sbirciatina se gli mancava la battuta.

Il momento conclusivo, quello dello spettacolo, è certo una circostanza esaltante: le repliche sono tre, due al mattino — di fronte non solo ai detenuti dei diversi reparti, ma anche dinanzi alla direzione, alla polizia penitenziaria, agli educatori, al personale scolastico — una pomeridiana, commovente, dinanzi ai familiari. 

Gli applausi, forti e convinti, frutto della generosità del pubblico oltre che della perizia degli attori, non mancano mai; al di là del successo, tuttavia, le recite sono un evento perché in esse si manifesta con evidenza ciò che il formidabile don Ciccio Ventorino, compianto e indimenticato cappellano di Piazza Lanza fino al 2015, disse proprio in occasione dello spettacolo dell'estate 2014: in questo luogo "la sofferenza della detenzione carceraria si coniuga con il rispetto per la dignità di ogni persona e per la cura che altre sofferenze non abbiano ad aggiungersi a quella pur grande della privazione della libertà… Il gesto di questa sera ne è dimostrazione evidente perché… è un momento di sollievo e direi quasi di vita normale per i detenuti: uno spettacolo all'aperto in una serata d'estate". E se ciò accade, vale la pena ricordarlo, è perché la dimensione "redentiva" — oltre che detentiva — del carcere è condivisa e fatta propria dall'intera istituzione: direzione, polizia penitenziaria, educatori. 

Il cartellone della nuova stagione non è stato ancora reso noto e i nomi in ballo sono tanti: Dante, Eliot, Wilde, Cervantes, De Filippo. Una cosa, però, è certa: a Piazza Lanza, il palcoscenico  non resterà deserto.



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