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LETTURE/ Da Pirandello a Eliot, quando l'infinito "apre" le sbarre

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Luigi Pirandello (1867-1936) (Foto dal web)  Luigi Pirandello (1867-1936) (Foto dal web)

Carcere di Piazza Lanza, Catania. Sono le tre di un appiccicoso pomeriggio di luglio, e — dopo gli inevitabili controlli — entrano alla spicciolata, nella sala colloqui, i familiari dei detenuti: sono mamme, papà, mogli e compagne, fratelli, figli, nipoti, e si muovono con la sicurezza di chi conosce già i luoghi in cui si trova. C'è, tuttavia, negli occhi di tutti, una sorta di inusuale attesa, una curiosità che si alimenta — un po' divertita — da alcuni oggetti disposti sui tavolini della sala: un vecchio abat-jour, uno specchio, alcuni libri, una gabbietta per uccellini.

Dopo un po', è la volta dei detenuti e il loro arrivo accresce l'attesa, giustifica la curiosità. Sono in otto, sei uomini e due donne, e fanno ingresso — mentre un lettore Cd irradia una festosa musica da banda — sfoderando ciascuno una mise decisamente fuori ordinanza: Gino (i nomi sono di fantasia) è in canottiera, Franco è in giacca e cravatta, Luigi, Pippo e Biagio indossano delle toghe (figurarsi!), Pino ha un camice da usciere, Enza e Mary, come popolane di inizio '900, sfoderano gonne lunghe e fazzolettoni in testa. Che sta succedendo? Succede che quello che sta avvenendo non è un normale colloquio, ma una vera e propria messa in scena: i detenuti recitano "'A patenti", di Luigi Pirandello, a conclusione di un laboratorio teatrale che li ha visti impegnati a partire dal mese di aprile. 

Nato nel 2012, il "laboratorio espressivo-teatrale" di Piazza Lanza prende le mosse da un progetto… fallito.

Tra i volontari della cappellania, da tempo impegnati in diverse attività all'interno della casa circondariale, c'era chi sapeva suonare la chitarra e cantare, ed era sembrata una buona idea quella di proporlo ai detenuti; si era quindi partiti — era settembre — con Lucio Battisti e Gianni Morandi. Le cose, però, si erano rivelate subito complicate: qualcuno preferiva il rock, qualcun altro — molti di più, in verità — invocava i neomelodici: insomma, i pomeriggi passavano più ad accordarsi sulla scelta delle canzoni che a cantarle insieme. Fino a quando uno dei detenuti, deluso, sbotta: "Qua io non ci vengo più: a Siracusa facevo teatro, lì sì che ci si divertiva…". Lo schiaffo brucia un po', ma l'idea è buona e si parte. 

Da allora, sono stati all'incirca una decina i testi portati in scena, con cadenza più o meno quadrimestrale in occasione delle festività natalizie, di quelle pasquali e del periodo estivo.

Accanto agli impegnativi Barabba del Nobel Lagerkvist, Bariona di Sartre, Processo a Gesù di Diego Fabbri, La leggenda del Santo Bevitore di Roth, hanno trovato spazio San Giovanni decollato di Nino Martoglio, Cantico di Natale di Dickens, 'A giara e — come già ricordato — 'A patenti di Pirandello.



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