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LETTURE/ Simenon, la biondissima Katia e il "male" del Polarlys

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George Simenon (Foto dal web)  George Simenon (Foto dal web)

Katia è circondata da un "alone di voluttà", un che di misterioso e inafferrabile, solo apparentemente inconciliabile con la sua aria a volte infantile, perché "sembrava proprio una bambina. Ma una bambina perversa! O per l'esattezza, perversa e innocente insieme! (...) Mai che abbassasse lo sguardo, quando la si fissava. Mai che dai sui occhi affiorasse un briciolo di provocazione. Eppure…".

E su questa nave, per giunta, il terzo ufficiale è un giovincello di diciannove anni appena uscito dall'Accademia, e uno dei passeggeri, Ericksen, dopo essersi registrato, sparisce nel nulla. Ma i guai sono appena cominciati: presto sul Polarlys arriva anche il sovrintendente di polizia Von Sternberg, impegnato a indagare su un delitto avvenuto a Parigi, a Montparnasse, quando, durante un festino di giovani dediti ad alcool e droga, una ragazza è stata uccisa: il colpevole potrebbe essere stato proprio Ericksen, il passeggero fantasma. Poco dopo, però, Von Sternberg viene ucciso nella sua cabina: appare ragionevole pensare che il colpevole sia proprio Ericksen, e che poi l'assassino si sia gettato in mare. O forse no. 

Il viaggio verso il buio del grande Nord continua, tra furti nelle cabine, misteri e tempi morti, mentre sulla nave regna un'atmosfera vischiosa e stagnante, una di quelle atmosfere tese, fatte di nulla, che Simenon sa tratteggiare così bene, con poche frasi stringate: "Capitava spesso che si facesse musica, nel fumoir, mentre la massa nera del Polarlys avanzava a gran colpi d'elica tra i marosi e il pilota, lassù, barcollava nella tempesta. Quel contrasto eccitava i turisti. Udire alla fine di un ritornello jazz il verso roco di un gabbiano mandava le donne in visibilio. Ma quella sera non c'era alcun contrasto. L'esterno non esisteva. Nessuno ci pensava (…). Una donna giovane, bella e sensuale rideva fragorosamente rovesciando la testa all'indietro, sempre più brilla, facendo di tutto per trascinarsi dietro gli altri (…) Evjen aveva cominciato a seguire ogni movimento della tedesca con uno sguardo fin troppo eloquente. Schuttringer sonnecchiava, ancora un paio di bicchieri e probabilmente si sarebbe messo a russare. L'unica a tenere in piedi la serata, ad avere ancora un po' di energia, era Katia. E se ne rendeva conto pure lei (…). La sua voce era così supplichevole che faceva quasi pena".

Alla fine, tutti i misteri saranno svelati e la realtà si dimostrerà ben diversa da quanto potevamo sospettare inizialmente, benché, in verità, il lettore esperto di gialli abbia forse  potuto già intuire la soluzione del caso: ma più che per la risoluzione del "giallo" in sé, il romanzo vale, come si diceva un tempo, come "studio di caratteri": nello specifico, quello di un giovane, idealista e che scoprirà la passione, iniziando un percorso di crescita, e quello di Katia, la ragazza che, come tante creature letterarie simenoniane, sotto le parvenze di donna vissuta cela più di una debolezza e fragilità.



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