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Tiziana Cantone / Quando il Nulla diventa social (e uccide)

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Carolina Picchio (Foto dal web)  Carolina Picchio (Foto dal web)

Migliaia di super-specialisti, negli Stati Uniti e altrove, lavorano a tempo pieno per impedire all'Isis di reclutare terroristi in rete, ma il reclutamento continua. Esiste un "Internet nero" che non passa per i normali canali ed è ampiamente ritenuto incontrollabile. Soprattutto, nessuno può fermare le Tiziane Cantone che postano i loro video sexy su Internet e si fanno del male da sole. 

Non che la vigilanza sia inutile. Ma da sola non può risolvere il problema. Come diceva San Giovanni Paolo II, il problema è antropologico ed educativo: imparare a dominare se stessi, il rapporto con lo spazio e il tempo e i mezzi attraverso i quali ci esprimiamo, rifiutando la menzogna secondo cui una volta che siamo su Internet "tutto è accettabile". Nelle cronache di questi giorni mi colpisce un'assenza. Dov'era la Chiesa in tutto questo? Le vittime si sono rivolte a tutti: ai giornali, agli avvocati, alle conduttrici di popolari programmi televisivi. Ma non risulta che — prima della disperazione e del suicidio — abbiano cercato conforto nella Chiesa. E questo in Italia, non — per esempio — in Francia, dove la totale assenza di contatti con la Chiesa è un fenomeno tre volte più diffuso rispetto a noi. 

È uscita da poco una ricerca importante del sociologo torinese Franco Garelli, Piccoli atei crescono (il Mulino). Ne emerge che i giovani italiani hanno ancora qualche interesse di tipo religioso ma in gran parte diffidano della Chiesa cattolica. La scoperta più interessante di Garelli è che questa diffidenza non deriva da esperienze personali. Intervistati, questi giovani riferiscono in buona parte che hanno frequentato la parrocchia o l'oratorio da ragazzini e che l'esperienza è stata positiva. Nessuno degli intervistati si è imbattuto in un prete pedofilo o in un parroco moralista e senza misericordia. Molti però reinterpretano a posteriori la loro esperienza positiva come un'eccezione, perché i media li hanno convinti che la maggior parte delle parrocchie sono luoghi poco accoglienti e pericolosi, e per definizione i media ne sanno di più. Ci sarebbe molto da dire sulle ragioni per cui i grandi media hanno diffuso a piene mani intolleranza verso il cattolicesimo. Ma ora vediamo le conseguenze. Ai giovani, e ai meno giovani, è stato tolto — maliziosamente — l'ancoraggio nel reale che la Chiesa offriva ancora ai loro genitori e certamente ai loro nonni, né ce ne sono in giro molti altri. Se mancano questi ancoraggi nel reale, resta solo la cosiddetta realtà virtuale, che per molti diventa l'unica realtà. Gli ultimi episodi dimostrano che si tratta di una "realtà" che può diventare pericolosa: per colpa non della tecnologia in sé, ma del suo uso distorto. Come direbbe Papa Francesco, questi giovani e giovani adulti erano forse preoccupati di non farsi rubare il cellulare. Ma si sono fatti rubare la speranza. E, quando viene meno la speranza, restano solo la violenza e la morte.

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COMMENTI
17/09/2016 - suicidio Tiziana (Maria Elena Petrazzini)

Milano, 17 settembre 2016 Al di là del dispiacere per il fatto che la giovane donna (non posso chiamarla ragazza a 31 anni) si sia uccisa, mi permetto di dire che forse è stata un po' ingenua, sia prima (accettando di farsi riprendere in atteggiamenti da tenere riservati) che dopo (pubblicando lei stessa per "alcuni amici" quelle foto). Non si può pensare di pubblicare foto di qualsiasi tipo, sia pure quella innocente con un fiore in mano, e credere che nessuno la riprenda e la invii altrove. Grazie! Mariele