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LETTURE/ 95 voci per capire come nasce una Costituzione di parte

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La voce su cui, però, anche in ragione del titolo e sostanzialmente dell'occasione in cui il libro è stato scritto, ci sembra opportuno soffermarci è "Revisione costituzionale". Panizza, dopo avere descritto il procedimento disciplinato all'articolo 138 della Costituzione (che rende la nostra Costituzione "rigida", cioè non modificabile secondo l'ordinario procedimento di approvazione delle leggi), ricorda le occasioni in cui questo è stato derogato (con legge costituzionale n. 1 del 1993 e n. 1 del 1997), seppure senza esito, non essendo poi il percorso di revisione portato a termine, e il tentativo di deroga compiuto invece, più di recente, con un disegno di legge presentato dal Governo Letta, che tuttavia non ha neppure concluso il procedimento di approvazione, abbandonato come se nulla fosse. 

Rispetto al disegno di legge costituzionale d'iniziativa del Governo Renzi, approvato, con alcune modifiche (che sono state soltanto quelle  ritenute accettabili dallo stesso Governo proponente), l'Autore riporta le perplessità espresse da alcuni studiosi circa il fatto che il procedimento di cui all'art. 138 sia utilizzabile per "un disegno di riforma che ha riguardato ben 47 articoli della Costituzione, sottoposti unitariamente a referendum". In effetti, ad esempio, la proposta di procedimento in deroga presentata dal Governo Letta andava nel senso di approvare proposte separate per singoli argomenti (che possono intrecciare naturalmente anche più parti della Costituzione) sottoponendo così le stesse a separati referendum. Tuttavia, a fronte di una proposta unica (certamente inopportuna, ma rispetto alla quale non può che ribadirsi l'assenza di alcun limite giuridico), pare indubbio, in base al tenore letterale del testo dell'art. 138 della Costituzione come della legge n. 352 del 1970, che anche il referendum debba essere unico, non sembrandoci poter avere fondamento la tesi dello "spacchettamento". 

Rimane — lo ribadiamo — una valutazione di inopportunità che, tuttavia, a nostro avviso, risulta ancora più forte rispetto al fatto che l'iniziativa su questa riforma (come, in realtà in casi precedenti) sia stata assunta dal Governo. Questo, infatti, crea inevitabilmente una contrapposizione maggioranza-opposizione e rende la revisione (e quindi tendenzialmente la Costituzione che poi ne deriverebbe) "di parte", rischiando di dividere il popolo che invece dalla Carta fondamentale dovrebbe risultare unito. Questo fu ben presente ai Governi del periodo costituente. Infatti, il testo della Costituzione nacque in Assemblea e più precisamente nell'ambito di una apposita Commissione, detta "dei Settantacinque" dal numero dei componenti, composta da rappresentanti di tutti i partiti politici, mentre il Presidente del Consiglio dell'epoca, Alcide De Gasperi, svolse, nell'intero periodo di svolgimento dei lavori, soltanto un intervento dal suo scranno di deputato della Democrazia cristiana.

Ci sembra che già da queste sommarie notazioni emerga quindi come questo dizionario possa essere utile anzitutto per chiarire su singoli punti la riforma costituzionale e scegliere quindi tra il sì e il no al prossimo referendum, nel merito, norma dopo norma, istituto per istituto, lontano dai facili slogan e dalle posizioni preconcette, legate a questioni esotiche rispetto al contenuto della legge costituzionale approvata dalle Camere, ma più in generale possa guidare il cittadino nella comprensione degli aspetti fondamentali dell'ordinamento della Repubblica.

 

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Saulle Panizza, "Tu chiamala se vuoi, revisione", Edizioni La Vela, Lucca 2016.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
19/09/2016 - Molto interessante (Luigi PATRINI)

Articolo molto interessante, che presenta un testo che merita davvero di essere letto. Paradossalmente, però, con le osservazioni finali si ribadisce l'estrema difficoltà di dare un secco SI o un secco NO a tanti argomenti complessi e tra loro connessi. Soprattutto lascia perplessi il fatto che l'iniziativa della proposta di riforma che sarà sottoposta al voto dei cittadini sia partita dal Governo: il risultato dividerà ulteriormente il Paese e Renzi - che, purtroppo, probabilmente vincerà - avrà il merito di aver spaccato il Paese: povera Italia, combattuta tra l'inconsistenza cultural-amministrativa dei 5Stelle (vedi il casino di Roma!), del populismo folle di Salvini, dell'ottimismo superficiale e di facciata di un buon "affubalatore" che twitta sempre per primo come fa Renzi, che risolve i problemi parlandone! Ah come sarebbe tutto diverso se l'ex Cav. di Arcore avesse avuto solo la generosità di credersi un essere umano, più "fortunato", magari, ma solo un essere umano!! Grazie dell'articolo! Voterò NO molto più convintamente di quanto pensassi! Non dimentichiamoci di pregare per il Papa, come Lui ci chiede, ma non dimentichiamoci neppure di pregare per noi e per il nostro popolo!