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PINOCCHIO/ Anche i burattini hanno bisogno di un padre

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Siamo all'incontro fatale: il burattino è insidiato dal male, dalla furbizia, dalla malvagità e, pur nella prospettiva buona (ma velleitaria) di arricchire Geppetto, sceglie ancora la strada  sbagliata. Verso il campo dei miracoli — la notte è buia e tempestosa, come tutte nel racconto — ritorna il grillo parlante, la sua ombra. Nonostante le sue argomentazioni ragionevoli, Pinocchio preferisce andare avanti e finisce nelle grinfie degli assassini.
Chi resuscita il burattino? La bella bambina dai capelli turchini. È una donna che salva la vita. La necessità di una madre? Un mondo senza famiglia è un mondo disumano? Lei è bella — la bellezza è motore della vita —, è una bambina, una donna ancora vergine e quindi capace di un amore disinteressato, con i capelli color del cielo — un'allusione all'infinito, al desiderio più profondo degli uomini. Il ritrovamento della tomba della fatina, un evento favolistico, segna  un momento di catarsi, di verità per il burattino, ma la strada del cambiamento è lunga. È ancora una figura femminile che riconosce a Pinocchio: tu hai il cuore buono; ma, quando arriva a scuola purtroppo non è fortunato, è deriso dai compagni e non poteva essere altrimenti. Il tema così attuale delle diversità?
A un passo dalla meta desiderata, il burattino, quasi bambino, si lascia tentare di nuovo dal male e dall'ingiustizia, è la catabasi cioè la discesa negli inferi. Il paese dei balocchi, Lucignolo, la trasformazione in animale sono il passaggio a una situazione ferina, il punto più basso dell'avventura. Il capitolo dedicato al circo di pagliacci e di saltatori di corda è una grande metafora del mondo contemporaneo: ballerine, bestie, domatori, la folla plaudente, e poi la star, il famoso ciuchino pinocchio, la stella della danza. Siamo al fondo della prostrazione: il rischio di diventare pelle di tamburo, di diventare una cosa.
Ma la vicenda si muta diremmo miracolosamente: perché il ciuchino ritorna burattino? Perché è intervenuta di nuovo la Fata. Pinocchio si butta in mare e il Pescecane lo inghiotte. E comincia l'anabasi che avviene attraverso l'acqua. Come per tanti eroi di storie passate, il mare è il luogo del viaggio e, anche attraverso le tempeste, il luogo della salvezza. Il mostro marino è in verità un pesce accogliente; il grido di Pinocchio gli fa ritrovare il padre, sempre cercato, nonostante tutto.
Nella nuova condizione di figlio, Pinocchio riconquista se stesso, porta il padre sulle spalle, impara a leggere, a studiare. Una metanoia completa, fino a lavorare anche la sera e a diventare generoso con la Lumaca per  curare la Fata ammalata. Possiamo cercare un significato all'ultima pagina? Tutto è trasformato: il nuovo guarda il vecchio con una bonomia ironica, il nuovo e il vecchio rappresentano due vite distinte ma simili, purché si abbia la consapevolezza che la strada della figliolanza è sassosa ma indispensabile.



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