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LETTURE/ Soli contro tutti: Enzo Tortora e Luigi Calabresi

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Enzo Tortora (1928-1988)  Enzo Tortora (1928-1988)

Mercoledì scorso il sussidiario ha ricordato, a trent'anni dall'evento, l'assoluzione con formula piena e la scarcerazione di Enzo Tortora, avvenute il 15 settembre 1986, dopo che il popolare giornalista e conduttore televisivo aveva dovuto subire un'incredibile persecuzione giornalistico-giudiziaria, con tanto di carcere, perché accusato di traffico di droga. Molti organi di stampa e reti televisive hanno ricordato la figura di Tortora e il suo calvario, conclusosi tragicamente a soli due anni dal riconoscimento della sua innocenza, con la sua morte dovuta ad un cancro (anzi, due) sicuramente causato da quella infame campagna di stampa della quale mai, almeno ufficialmente, i suoi artefici hanno ritenuto di doversi pentire. Trasmissioni come gli speciali andati in onda su Rai News e su "La storia siamo noi", o come "Porta a porta" su Rai Uno e "Blob" su Rai Tre, possono costituire, in certo senso, un atto di riparazione, del mondo del giornalismo e dell'informazione, per la montagna di fango che, da quel 17 giugno 1983 (giorno del suo ammanettamento e del suo arresto dinnanzi alle telecamere della tv di Stato), fu gettata addosso ad un uomo innocente uso a battersi solo per la verità.

Tengo a ricordare, in proposito, che tra i progetti che aveva nel cassetto quando lo assalì la malattia c'era quello di scrivere in un libro la verità sulla violenza di cui era stato vittima il commissario di polizia Luigi Calabresi, diffamato per mesi sui principali organi di stampa nazionale con l'accusa di essere responsabile della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, e infine assassinato da Lotta Continua il 17 maggio 1972. 

Qualche tempo prima di cadere sotto le pallottole di Ovidio Bompressi, Calabresi aveva dovuto querelare per diffamazione (lo aveva fatto in proprio, perché il ministero dell'Interno lo aveva lasciato solo) il giornale Lotta Continua. Si era rivolto all'avvocato Michele Lener. Calabresi era stato praticamente abbandonato da tutti, ma ci fu una persona che non lo lasciò mai solo. L'unico giornalista che gli fu accanto per tutta la durata del processo, sfidando l'ostilità e, in un caso, addirittura la violenza degli estremisti, che lo aggredirono e lo presero a botte, fu Enzo Tortora. 

In quegli anni il famoso e popolare presentatore televisivo era "in castigo". Era stato emarginato dalla Rai dopo avere espresso critiche contro la politicizzazione dei programmi, ma aveva trovato subito lavoro come inviato speciale dei quotidiani Il Resto del Carlino di Bologna e La Nazione di Firenze. In tale veste, era stato incaricato di seguire le vicende legate alla persecuzione della sinistra contro il commissario Calabresi. Tortora si era subito reso conto che Calabresi — un cristiano fervente e praticante — era l'uomo più alieno di questo mondo da ogni forma di violenza, per cui era al tempo stesso vittima degli eversori pseudo-rivoluzionari di sinistra e dello Stato che non lo proteggeva abbastanza.  



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