BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Benson, la vera "tragedia della Regina" è l'apologetica di oggi

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Maria Tudor ritratta da Antonio Moro (1554)  Maria Tudor ritratta da Antonio Moro (1554)

Oggi, proseguendo nella sua benemerita opera di diffusione della narrativa bensoniana, l'editrice veronese Fede e Cultura ne propone la prima edizione italiana, La tragedia della Regina, con il programmatico e pedagogico sottotitolo di Maria Tudor, sovrana incompresa (assente nell'edizione originale del 1906) e con la diligente traduzione di Sara Marzatico Giulidori, rivista da Paolo Nardi. 

È proprio un romanzo storico The Queen's Tragedy di Robert Hugh Benson? Era ancora possibile scriverne nel 1906 (e non nel 1907, come figura nel colophon della nuova traduzione italiana)? Secondo quale specifica declinazione e con quali obiettivi culturali? La dedica di The Queen's Tragedy all'austera bambinaia Beth di Benson, datata 1 maggio 1906, offre qualche indizio in proposito: "in occasione della pubblicazione di alcuni miei precedenti libri, alcuni critici avevano espresso le loro perplessità in modo cortese osservando che il regno di Mary Tudor raccontava in realtà una storia assai diversa in merito a quel personaggio cattolico. È proprio quella storia che mi accingo ora a esporre nel modo più onesto che mi è possibile" (mio corsivo). 

Dunque, Benson non intende allinearsi al conformismo del politically correct (patologicamente influente allora come oggi, benché sotto diverse spoglie) e delle ricostruzioni storicamente ideologizzate degli "authors of today" (apparentemente interessati a quei "progressi nel campo della conoscenza storica, e, più ancora, nella nostra conoscenza delle condizioni economiche e sociali") di cui Ernest Edwin Reynolds (1894-1980) scrisse in un saggio sugli historical novels di Benson, pubblicato sulla rivista cattolica londinese Dublin Review nel 1959. È invece l'"onestà" menzionata nella dedica a Beth il principio ispiratore della narrazione di The Queen's Tragedy, un romanzo la cui lettura molti lettori affrontarono con qualche difficoltà, come scrisse il gesuita Cyril Charles Martindale (1879-1963) nella sua splendida biografia bensoniana del 1916, giacché, "a un primo approccio, Benson, che poteva senza dubbio fare a meno di una trama, pare davvero — per così dire — aver buttato giù le sue impressioni psicologiche all'ingrosso, schiacciandole tra pagine e pagine di descrizioni". 

In realtà, ancora secondo Martindale, come in tutti i suoi romanzi, anche in questo caso Benson intende affrontare "one point", "aiutare" un lettore o un gruppo di lettori: una volta affrontato quel "point" e raggiunti quei destinatari, "tout le reste n'est que littérature" (in francese nel testo di Martindale!) e non ha grande importanza. Tale "point" in The Queen's Tragedy consiste nel "dipingere un ritratto spiritualmente convincente della Regina Mary", rispetto al quale tutti gli ingredienti testuali — "struttura, sviluppo, climax, e affini" — e tutti i riferimenti contestuali "divengono, nella migliore delle ipotesi, secondari". 

Quel ritratto spiritualmente convincente non va semplicemente ad aggiungersi a innumerevoli altre rappresentazioni dell'umano in un'ideale galleria di magnifici individui, isolati nella loro irripetibilità e rappresentati sulla scena scientificamente accurata e positivisticamente riconoscibile di altrettanti historical novels d'ogni tempo e paese. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >