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LETTURE/ La diagnosi di Bauman e la "profezia" di Giussani

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Zygmunt Bauman (LaPresse)  Zygmunt Bauman (LaPresse)

Da questa evidenza della nostra circostanza, le nostre insicurezze e le nostre paure, e insieme il nostro bisogno dell'umano, che l'altro sia un bene per noi, la sola vera benedizione che vorremmo incontrare, noi siamo sfidati dal bivio di due risposte possibili. 

muri o i ponti, il dialogo. I muri che non servono a niente, come ancora Bauman ci avverte nella stessa intervista ("Una volta che nuovi muri saranno stati eretti e più forze armate messe in campo negli aeroporti e negli spazi pubblici; una volta che a chi chiede asilo da guerre e distruzioni questa misura sarà rifiutata, e che più migranti verranno rimpatriati diventerà evidente come tutto questo sia irrilevante per risolvere le cause reali dell'incertezza"); e come anche Papa Francesco ha sottolineato mesi fa: "Io ho sempre detto che fare muri non è una soluzione: ne abbiamo visto cadere uno, nel secolo scorso. Non risolve niente". Oppure, più sensatamente, il sensatamente del "buon senso", cioè più razionalmente e insieme più umanamente, possiamo costruire ponti, essere architetti del dialogo necessario a governare la globalizzazione, le sue opportunità e le sue difficoltà, i suoi pericoli per l'umano, che sono la "circostanza", di cui siamo chiamati a farci carico. 

Un grande filosofo, Heidegger, ha scritto una volta che sono i ponti a superare i fiumi e i burroni, "sia che i mortali facciano attenzione allo slancio oltrepassante del ponte, sia che dimentichino che, sempre già sulla via dell'ultimo ponte, [nel costruire ponti] essi fondamentalmente si sforzano di superare quanto hanno in sé di mediocre e di malvagio, per presentarsi davanti all'integrità, alla salvezza del divino". Costruire ponti tra gli uomini, ponti di dialogo e di solidarietà, per superare il fiume delle circostanze che sempre mutano, eppure sempre propongono all'uomo la stessa sfida, quella della sua umanità, non per buonismo, ma per non precipitare nel burrone di circostanze non governate, è il compito che ci affidano oggi il cuore e la ragione. Anche a chi non avesse fede, e le sue ragioni, dovrebbe bastare a dirglielo la ragione.

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COMMENTI
27/09/2016 - Ponti o muri (1565 malta)

Gentile Eugenio, mi aiuti a dissipare la confusione: dialogo e ponti. A me sembra di sentire Obama o moralisti vari quando si parla di ponti e muri, non di qualcosa che riguarda il mio cuore ma un ideale sincretista privo di ogni umanità. Anzi: sarà l'età ma se proprio sento la nostalgia di qualcosa è della "prossimità" in un mondo che non conosce più il piccolo e il particolare, con la propria storia e tradizioni ma un contesto globale alla blade-runner dove non ci sono più relazioni proprio perchè impossibili in un mondo così vasto per la persona. Siamo sicuri che la volontà di racchiudersi non sia una benevola conseguenza dopo essersi spinti così in là? Siamo sicuri che la strada da percorrere sia "più ponti", indifferenti per la propria nostalgia e desiderio?