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LETTURE/ Guardini e quella scomoda finestra aperta sull'assoluto

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Romano Guardini (1885-1968)  Romano Guardini (1885-1968)

Per il Kierkegaard di Guardini, l'oppressione dello spirito, quel "laccio interno" che non allenta la presa, diventava però un insostituibile indicatore della fragilità umana e una finestra aperta all'assoluto. Come era accaduto ad altri Grandi toccati dal dolore, da Giobbe a Pascal. Ecco il passaggio più ispirato del libretto che ha profonde venature di poesia (del resto Guardini era innamorato di Dante, di Rilke, di Hölderlin...): "Malinconia vuol dire affinità con lo spazio infinito; con le vuote lontananze: il mare, la brughiera, i nudi dossi montani, l'autunno che fa cadere le foglie e dirada e schiarisce gli spazi; il mito, con le sue distanze temporali, che si perdono nell'indefinito passato... Proprio l'uomo malinconico è più profondamente in rapporto con la pienezza dell'esistenza. Splendono chiari, a lui, i colori del mondo; a lui risuona con dolcezza più intima, la musica interiore. Lui, e lui solo, avverte in pieno la violenza delle forme viventi. Dall'essere del malinconico sbocca e trabocca a fiotti la vita; a lui come a nessuno, è dato di sperimentare la sfrenatezza dell'intera esistenza". 

Il silenzio, il raccoglimento, l'intimità con se stessi, possono aiutare a "leggere" a fondo la realtà, almeno così insegnavano due "contemplativi" come Kierkegaard e Guardini. A riguardo l'autore de Lo spirito della liturgiacommentava: "La spinta verso il nascondimento e il silenzio non significa già timore di scontrarsi con la realtà che facilmente ferisce, quanto significa, in ultima analisi, l'interiore gravitare dell'anima verso il grande centro; significa spinta violenta verso l'interiorità e l'approfondimento, verso quella regione, dove la vita, uscita che sia dal caos di ciò che è pura casualità, entra in sicuro porto... È la nostalgia di evadere dalla dissipazione, per ricuperarsi nel raccoglimento del tutto; di sfuggire all'abbandono di chi si sente in preda all'esistenza esteriore, e vuole stare invece nel riserbo e nella protezione del santuario; di divertire da ciò che è superficiale, e ricoverarsi nel mistero delle cause ultime". Più che una riflessione, un programma di vita. E al termine della sua ricognizione Guardini può concludere: "la malinconia in ultima analisi, non è altro se non desiderio d'amore. Amore, in tutte le sue forme, in tutti i suoi gradi; dalla sensibilità più elementare, sino al più alto amore dello spirito".



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