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LETTURE/ Chrusciel, la poesia nel tempo della grande migrazione

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Perché la poesia non è solo reportage, ma anche trasferimento; rimette in atto un'esperienza data, così da poter far nascere la consapevolezza o lo scopo dell'immaginazione o portare all'empatia. Quindi può rimettere in atto il dolore di una vittima, o il momento dello stupore. La buona poesia ti trasforma, perché ti aiuta ad attraversare la tua o l'altrui esperienza, invece di girarle attorno. La letteratura, in generale, aiuta a sviluppare l'immaginazione e l'empatia. Si scoprono nella propria immaginazione e nel proprio cuore posti di cui non si conosceva l'esistenza. Per Ian McEwan, la mancanza di empatia equivale al fallimento dell'immaginazione. Nel suo pezzo del 2001 per il Guardian, riferendosi all'11 settembre, McEwan scrive: "Se i dirottatori fossero stati in grado di immaginarsi nei pensieri e nei sentimenti dei passeggeri, non sarebbero stati in grado di procedere. E' duro essere crudeli una volta che ci si è dati il permesso di entrare nella mente della propria vittima. Immaginare come sia essere qualcun altro da se stessi è al cuore della nostra umanità. E' l'essenza della compassione, e l'inizio della moralità".

 

Viviamo in un tempo in cui i poeti, specialmente nel Medio e Lontano Oriente, possono ancora rischiare la vita per scrivere poesia, eppure la poesia sembra  oggi la Cenerentola delle arti. Che urgenza avverti nel mantenere questa "lingualarga", come direbbe Les Murray, contro il potere, la violenza, la repressione? Questo era vero anche nell'Europa dell'Est. Credi che essere polacca e venire da quel tipo di realtà ti ponga in una posizione di consapevolezza maggiore?

Sì, il fatto di essere cresciuta e andata a scuola durante il regime comunista in Polonia mi ha portato a credere che la poesia non è solo un campo di gioco linguistico, o uno stile di vita. al contrario, la poesia ha il potere di opporsi al regime, se non di rovesciarlo. Come scrivono Dostoevskij e Flannery O'Connor, la Bellezza conquisterà il mondo. Per parafrasare Jorie Graham, nell'intervista che le feci con Milosz Biedrzycki nel 2013, un poeta è come un canarino in una miniera. Quando il canarino smette di cantare, significa che nella miniera ci sono delle condizioni letali. Il poeta canta anche per opporsi ai regimi, alla violenza, all'ingiustizia, all'oppressione, alle bugie. Il canarino nella miniera sta anche per il poeta nelle culture in cui la poesia muore. Quando muore il poeta, muore la civiltà. Nella sua poesia "Asfodelo, quel fiore verdastro", William Carlos Williams scrive: "è difficile/ ricevere notizie da poesie,/ eppure uomini muoiono/ miseramente ogni giorno/ per mancanza di ciò/ che là si trova".

 

In quanto immigrata, che rapporto hai con le esperienze che riporti nel tuo libro?

Mi sento nomade nella vita, anche se ho i miei luoghi di appartenenza. Spesso faccio e disfo valigie, e me le porto da un aeroporto all'altro. Ho una forte consapevolezza che, in realtà, siamo tutti pellegrini senza una casa. Essendo un'immigrata, ho anche fatto esperienza di come ci si senta ad essere trattati con un certo sospetto o una certa superiorità. So come ci si sente ad essere un outsider; a dover sempre provare che sono degna di essere una brava insegnante o cittadina o poeta, per via del mio accento o della mia mentalità diversa. Non posso dare niente per scontato. Non mi sento mai totalmente sicura. Nella mia vita tutto è provvisorio. Edward Said scrive in maniera meravigliosa della sua condizione dell'esilio interno nel suo saggio Riflessioni sull'esilio. Dice che la condizione dell'esilio è non sentirsi mai in pace o soddisfatti di se stessi. Credo che questa sia una condizione umana. Noi — umani — siamo degli esiliati.

 

La poesia ripristina l'urgenza di appartenere? 



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