BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Per amare davvero le leggi occorre un bene più grande

Pubblicazione:

Roma, il foro (LaPresse)  Roma, il foro (LaPresse)

Ed ecco un'altra parola, così centrale in tutta la storiografia romana, da Sallustio a Livio a Tacito, così intrisa di nostalgia per la sobrietà degli inizi di Roma, così turbata e sdegnata dalle lotte per il dominio della città. Si tratta dell'avarizia, la lupa dantesca. 

Inscritta in un repertorio di parole che nel passaggio dalla civiltà pagana hanno mutato di significato con l'avvento del cristianesimo, si trova la sua descrizione in san Gerolamo: "Devi evitare anche il vizio dell'avarizia, non nel senso che non devi volere le cose di altri — questo infatti lo puniscono anche le leggi dello stato — ma nel senso che non ti tenga strette le tue cose, che in realtà sono di altri (cioè di Dio)". I due significati, avidità e spilorceria, erano ben conosciuti nel latino classico, ma il traduttore della Vulgata insiste soprattutto sul secondo, che corrisponde all'etica cristiana che va ben oltre le leggi umane. Si tratta di una interiorizzazione della legge, resa possibile da qualcosa di oltre, il riconoscimento del bene ricevuto, non soltanto conquistato.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.