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LETTURE/ Olimpiadi, cosa resta oggi di una "religione senza Dio"?

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Olimpiadi di Rio 2016, finale di tuffo sincro maschile (LaPresse)  Olimpiadi di Rio 2016, finale di tuffo sincro maschile (LaPresse)

In altre parole, l'intento del moderno padre delle Olimpiadi era quello di infondere, in questo rituale religioso antichissimo, anche uno slancio religioso comune che aiutasse i popoli a sentirsi accomunati. Questa, che Moltmann chiama religio athletae, risuonava ancora nel 1964, quando Avery Brundage, a lungo presidente del Comitato olimpico internazionale, in un'assemblea a Tokio si presentò come profeta di questa nuova religione: "Il movimento olimpico è una religione del XX secolo, una religione con pretese universalistiche, che unisce in sé tutti i valori fondamentali delle altre religioni; è una religione moderna, stimolante, viva, dinamica, che esercita una forte presa sui giovani (...) Qui non esiste alcuna ingiustizia di casta, razza, famiglia, denaro. Sul campo sportivo, ciascuno sta o cade in base alle sue prestazioni". 

Ma, come nota Moltmann, così non sono più i giochi olimpici ad essere organizzati in onore e in nome della religione, quanto piuttosto la religione viene adattata per far risaltare i giochi: ovviamente, si tratta di una religione senza Dio, che deve pertanto divinizzare l'uomo, delle sue possibilità, delle sue prestazioni; ma questo carica l'uomo di eccessive pretese e, persino, arriva, paradossalmente, a disumanizzarlo. Infatti, si chiede l'autore, se è innegabile che gli uomini necessitano di una religione, che cosa rimane di essa quando viene impiegata come mezzo per uno scopo? Proprio ciò che avviene allo sport quando viene, rischiosamente, strumentalizzato per fini politici. 

Lontano da questi eccessi, però, ecco che lo sport, e i Giochi, che ne sono la sublimazione, l'esaltazione ai massimi gradi, diventano quello che dovrebbero sempre essere: la materializzazione della dimensione della libertà e della gioia. Sport e gioco sono consustanziali all'essere umano, perché in essi l'uomo testa se stesso, si mette alla prova, scopre le sue possibilità e limiti, e poi trova il suo atteggiamento nei confronti degli altri uomini e la sua "vita di comunione": le Olimpiadi sono pertanto il preludio di una speranza di vita libera e piena, integralmente umana, per tutta l'umanità: allora sì, esse diventano simbolo di speranza, se viene esplicitato il loro valore di alternativa e preludio alla libertà rispetto a un'esistenza che per troppi, molti, è ancora dominata dall'oppressione in campo politico, sociale, economico; è questo il vero e autentico valore dell'olimpismo, ed è questo da ribadire perché tale manifestazione diventi sempre più volano di libertà e umanità.

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