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LETTURE/ La strage di Cefalonia '43 e le "omissioni" di Mieli

Pubblicazione:

L'ordine impartito al gen. Gandin l'11/9/1943 (Arch. M. Filippini)  L'ordine impartito al gen. Gandin l'11/9/1943 (Arch. M. Filippini)

Ha dedicato l'intera sua esistenza alla ricerca della verità e ha scoperto documenti inoppugnabili che gli hanno consentito di scrivere ben tre libri: La vera storia dell'eccidio di Cefalonia, pubblicato nel 1998 dalla Cdl a Pavia; La tragedia di Cefalonia. Una verità scomoda (edito a Roma nel 2004 dalla Ibn) e I caduti di Cefalonia: fine di un mito", Ibn, Roma, 2006. Inoltre, Filippini ha creato un sito Internet che continua ad aggiornare a sue spese: www.cefalonia.it

Un'impresa, la sua, che gli è costata grandi sacrifici, perché l'ha portata a termine nel nome di suo padre, e perché è stato sistematicamente osteggiato e contrastato dai cantori della vulgata ufficiale, specializzata nel capovolgere la verità e nell'esaltare le gesta di chi lancia il sasso e nasconde la mano. 

Ai familiari dei Caduti di Cefalonia è toccata, purtroppo, la sorte di vedere, in questi settant'anni, incensati quei militari ed in particolare alcuni ufficiali che, ubbidendo ai loro sentimenti antifascisti — per alcuni già venati di rosso, come presto dimostrerà la loro contiguità con l'organizzazione comunista greca dell'Elas — si ribellarono al generale Gandin che stava trattando, attaccarono i tedeschi senza preavviso e scatenarono in tal modo la loro ferocia, salvo poi, scampati alla rappresaglia, mettersi al loro servizio per salvare la pelle.

Con i suoi importanti e documentati libri, Massimo Filippini inchiodò alle loro responsabilità sia i capi politici e militari dell'Italia dell'8 settembre, sia gli Alleati, il cui comportamento, nelle due tragiche settimane durante le quali si consumò la tragedia di Cefalonia, fu di sovrana indifferenza e di spocchioso disprezzo verso i nostri soldati. Non diversamente da quanto lo era stato in occasione dell'affondamento della nave ammiraglia italiana, la corazzata "Roma", colata a picco con tutto il suo equipaggio (oltre 1500 morti) anche in conseguenza dello sconcerto creato nell'animo dei nostri ufficiali e dei nostri marinai dalla pretesa alleata di vedere consegnarsi le nostre navi in quell'isola di Malta che invano gli italiani avevano attaccato già nel 1940 e che, negli anni seguenti, anche per oscure connivenze mai completamente chiarite, non era stata più disturbata. 

Dopo il drammatico 8 settembre '43, non pochi reparti, in Italia e fuori d'Italia, riuscirono a tener testa e anche a battere duramente i tedeschi. Avvenne a Roma, dove i granatieri del generale Solinas e i carristi della "Ariete", al comando di Raffaele Cadorna, resistettero fino al 10 settembre agli attacchi tedeschi. Avvenne a Orte, dove il generale Caracciolo di Feroleto, di fronte a una pattuglia tedesca che gli intimava la resa, dapprima ordinò ai due carabinieri di scorta di sparare, poi afferrò un fucile e sparò personalmente addosso all'ufficiale germanico. 



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COMMENTI
11/09/2016 - ARTICOLO DI LUCIANO GARIBALDI (massimo filippini)

Nel ringraziare Luciano Garibaldi per quanto ha scritto, allego il link ad un mio articolo del 2008 in cui oltre a difendere il Martire gen. Gandin da velenose insinuazioni, resi noto il nome e le 'prodezze' dell'Ufficiale 'doppiogiochista' di cui si tratta nel libro di E. Aga Rossi trattato ancora oggi da 'Eroe' dopo la tragedia da lui e pochi altri provocata. http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=article&sid=8901 avv. Massimo Filippini Orfano del magg. Federico Filippini fucilato il 25/9/1943

 
09/09/2016 - GLi alleati impedirono l'invio di rifornimenti? (luca tarigo)

Buongiorno, volevo avere conferma dall'autore dell'articolo sulla tentativo dell'ammiraglio Giovanni Galati, di inviare viveri e munizioni a Cefalonia con due torpediniere, bloccate poi, quando erano già a metà strada, dal comando alleato che non si fidava degli italiani.