BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ La strage di Cefalonia '43 e le "omissioni" di Mieli

Pubblicazione:

L'ordine impartito al gen. Gandin l'11/9/1943 (Arch. M. Filippini)  L'ordine impartito al gen. Gandin l'11/9/1943 (Arch. M. Filippini)

L'11 dicembre scorso ho scritto, sul sussidiario, un articolo dal titolo "1943, ecco chi in Italia ha voluto la strage di Cefalonia", nel quale davo notizia di un documento di eccezionale valore storico scoperto e reso noto dall'avvocato Massimo Filippini, figlio di uno dei 2mila militari italiani fucilati dai tedeschi a Cefalonia nel settembre 1943. Si trattava del verbale  della riunione di vertice svoltasi a Malta il 29 settembre di quel drammatico anno tra il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, e il generale Eisenhower, capo supremo delle Forze armate alleate, con cui l'Italia aveva, da pochi giorni, firmato l'armistizio. Nel corso di quel vertice, Eisenhower aveva previsto ciò che avrebbe potuto accadere a Cefalonia se l'Italia non avesse dichiarato guerra alla Germania: i nostri soldati che avessero resistito alle intimazioni di resa tedesche e fossero stati poi fatti prigionieri, sarebbero stati tutti fucilati perché considerati traditori. Badoglio si limitò a rispondere che ne avrebbe parlato con il Re Vittorio Emanuele III. Di fatto, la cosa finì lì, e i nostri soldati (non meno di duemila) furono fucilati.

Il documento storico scoperto e reso noto da Filippini dimostrava che l'ordine di resistere ad ogni intimazione di resa, inviato per telegramma da Brindisi alla Divisione "Acqui" a Cefalonia (anch'esso scoperto e reso noto da Filippini), obbligò il generale Gandin a rispondere negativamente alla richiesta giuntagli dai tedeschi. Con la piena consapevolezza, da parte dei vertici delle Forze armate e del governo del re, che la Convenzione di Ginevra (a tutela della vita dei prigionieri di guerra) non sarebbe stata applicata. Per la cronaca, il padre dell'avvocato Filippini, maggiore Federico Filippini, fu fucilato dai tedeschi quel settembre a Cefalonia.

Dato questo precedente, si può immaginare con quale interesse mi sia immerso nella lettura di uno dei magistrali articoli storici che Paolo Mieli pubblica settimanalmente sulle pagine culturali del Corriere della Sera, e il cui titolo, a nove colonne, era: "Non tutti eroi a Cefalonia". Scopro così che l'illustre giornalista e storico dedica la sua attenzione a — cito letteralmente — "uno straordinario libro di Elena Aga Rossi che sta per essere pubblicato dal Mulino, Cefalonia. La resistenza, l'eccidio, il mito". Vi si denunciano le ambiguità del governo Badoglio, le ingiuste critiche al generale Gandin, comandante della Divisione Acqui, le immeritate lodi e onorificenze tributate ad un ufficiale che si spacciò per eroe e che invece tramava con i tedeschi.

Peccato che, nell'articolo di Mieli non venga neppure nominato colui che da oltre quindici anni ha rivelato le infamie e le vergogne che caratterizzano la tragedia di Cefalonia. Mi riferisco al sopra citato avvocato Massimo Filippini, cui va riconosciuto il merito di avere fatto chiarezza su una delle tragedie più sanguinose, ma anche più oscure, della seconda guerra mondiale.  



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/09/2016 - ARTICOLO DI LUCIANO GARIBALDI (massimo filippini)

Nel ringraziare Luciano Garibaldi per quanto ha scritto, allego il link ad un mio articolo del 2008 in cui oltre a difendere il Martire gen. Gandin da velenose insinuazioni, resi noto il nome e le 'prodezze' dell'Ufficiale 'doppiogiochista' di cui si tratta nel libro di E. Aga Rossi trattato ancora oggi da 'Eroe' dopo la tragedia da lui e pochi altri provocata. http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=article&sid=8901 avv. Massimo Filippini Orfano del magg. Federico Filippini fucilato il 25/9/1943

 
09/09/2016 - GLi alleati impedirono l'invio di rifornimenti? (luca tarigo)

Buongiorno, volevo avere conferma dall'autore dell'articolo sulla tentativo dell'ammiraglio Giovanni Galati, di inviare viveri e munizioni a Cefalonia con due torpediniere, bloccate poi, quando erano già a metà strada, dal comando alleato che non si fidava degli italiani.