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Cultura

LETTURE/ Migranti, "aiutiamoli a casa loro"? Ecco come si fa

GIORGIO PAOLUCCI spiega di cosa si occupa il nuovo numero della rivista Atlantide, ormai al suo dodicesimo anni di vita: cooperazione e sviluppo per i paesi poveri

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Da dodici anni Atlantide, la rivista online della Fondazione per la Sussidiarietà, affronta temi di attualità con uno sguardo aperto alle dimensioni del mondo. Siamo mossi da una passione e da una curiosità per la realtà e per tutti gli aspetti dell'umano, e vogliamo dare voce alla molteplicità delle culture. Per questo lo slogan della rivista è "un mondo che fa parlare altri mondi". Negli ultimi tempi abbiamo ulteriormente accentuato questo sguardo aperto, con numeri monografici dedicati a temi come la libertà religiosa — un bene universale minacciato in più parti del mondo —, le migrazioni — testimonianza dirompente del cambiamento d'epoca che stiamo attraversando —, e ora con il numero dedicato alla cooperazione allo sviluppo ("Le chiavi dello sviluppo. Cooperazione sotto esame", 38/2017), un tema strettamente connesso a quello delle migrazioni, anche se non può essere affrontato in un'ottica che si esaurisca in esse. Vengono ospitati ventuno contributi scritti da docenti universitari, analisti, rappresentanti istituzionali, responsabili di organizzazioni non governative, volontari impegnati sul campo. Alle analisi di taglio internazionale si affiancano approfondimenti in chiave italiana e il racconto di esperienze realizzate in Africa, Medio Oriente, America Latina.

"Aiutiamoli a casa loro" è uno slogan che viene evocato da più parti a questo proposito. Uno slogan che può essere usato come alibi per non occuparsi della drammatica attualità dei flussi migratori e per evacuare il dovere di un'accoglienza generosa e insieme responsabile, oppure come un'indicazione di metodo per chi invita ad avere uno sguardo lungo, un approccio lungimirante nell'affrontare gli spostamenti di milioni di persone dai loro Paesi di origine, e a intervenire con maggiore efficacia sugli squilibri tra il Nord e il Sud del pianeta. 

Il dibattito sull'efficacia degli aiuti, che non è legata soltanto alla loro dimensione quantitativa, dura da decenni, e si è comprensibilmente riacceso in tempi di crisi economica. Sono tre le critiche di fondo. La prima è legata al fatto che spesso gli interventi servono a risolvere problemi specifici ma non fanno crescere il Paese ricevente: è il cosiddetto paradosso micro/macro. La seconda denuncia il pericolo che si crei una dipendenza endemica: quando terminano gli aiuti del progetto, tutto si ferma. La terza critica rileva che la disseminazione degli aiuti non contribuisce alla formazione di un sistema istituzionale locale più efficiente nei Paesi destinatari, soprattutto a motivo della  corruzione e del malfunzionamento dei governi e delle amministrazioni pubbliche.

Che fare perché gli aiuti risultino davvero efficaci? Non esistono ricette semplici per problemi complessi, ma le soluzioni proposte — per essere efficaci — devono andare al fondo dei problemi. Per questo, molti degli interventi ospitati nella rivista sottolineano l'imprescindibilità di un "approccio partecipativo", che favorisca  il protagonismo delle popolazioni locali come principale motore dello sviluppo, e che incentivi  il dialogo tra tutti gli attori in gioco: istituzioni internazionali, donatori, ong.

Un autentico sviluppo si realizza in un processo relazionale, la persona scopre la propria identità e le proprie potenzialità per sé e per la comunità a cui appartiene nell'incontro con altre persone: sentendosi affermata, voluta e amata, prende coscienza del proprio valore, riscopre se stessa ed è così in grado di coinvolgersi in nuove iniziative.

Compito delle istituzioni è favorire questa dinamica, nel segno di una sussidiarietà che valorizzi ciò che già si muove nelle società, e che favorisca la nascita dal basso di nuove esperienze. Una dinamica che si attui nel segno di quella "cultura dell'incontro" che Papa Francesco continua a indicare come metodo per affrontare i nodi della contemporaneità e per trovare nuove basi per una convivenza che sia davvero umana.

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Il nuovo numero di Atlantide, "Le chiavi dello sviluppo. Cooperazione sotto esame", viene presentato oggi, venerdì 17 marzo, alle ore 17 nella Sala Aldo Moro del ministero degli Esteri, P.le della Farnesina 1, Roma. Intervengono, tra gli altri, Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Pietro Sebastiani, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri, Giampaolo Silvestri, segretario generale di Avsi, Nathalie Tocci, vicedirettore dell'Istituto Affari Internazionali, Silvano M. Tomasi, arcivescovo, Angelino Alfano, ministro degli Esteri.

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