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Cultura

Un amore Santo/ Da Edith Stein a Chiara Badano: la conversione del cuore nelle donne Sante del Novecento

Edith Stein, Chiara Badano e Itala Mela: tre storie, tre donne sante testimoni del primato femminile sull'amore. Dolore, amore e conversione, il percorso di queste tre sante

Edith Stein, l'amore e la conversioneEdith Stein, l'amore e la conversione

Hans Von Baltashar amava ripetere che del primato femminile dell’amore presente in alcune figure di sante donne del Novecento: il grande teologo aveva di certo in mente questi tre fulgidi esempi di donne cattoliche che con il dolore dell’amore si aprirono alla conversione lieta del cuore, al netto di tre vite funestate e apparentemente piene solo di dolore straziante. Nella rubrica su Avvenire “Alla scuola dei santi”, Elio Guerriero oggi analizza la figura di tre testimoni nello stesso solco commentato da Balthasar: Edith Stein, Chiara Luce Badano e Itala Mela, tre donne che nel corso del Novecento possono senza grossi sforzi essere definite «testimoni contemporanee dell’amore». La più celebre è proprio la filosofa ebrea Edith Stein, divenuta Santa Teresa Benedetta Della Croce dopo la conversione e morte nel campo di concentramento di Auschwitz durante lo sterminio nazista del popolo ebreo. Come spiega bene Guerriero, la santa cattolica fu protagonista di una vita sul filo di un doppio esodo: «nella seconda decade del 1900. Prima dottoranda e poi assistente di Edmund Husserl, rinunciò alla fede del suo popolo, Israele, rifugiandosi in uno scientismo agnostico».

Da qui, il secondo decisivo passo verso il cristianesimo, se possibile ancora più incomprensibile per la famiglia che proprio non poteva capire la sua scelta di abbracciare la fede di Cristo. Dopo un tormentato rapporto personale e amoroso proprio con Husserl e dopo la divisione affettiva netta dalla famiglia che non accettava la sua conversione, entra nell’ordine delle Carmelitane, avendo chiara però una certezza: «Avevo già sentito dire delle severe misure prese contro gli ebrei... In quel momento ebbi l’intuizione che Dio appesantiva di nuovo la mano sul suo popolo e che il destino di questo popolo era anche il mio». Un ultimo esodo, verso la morte, verso il martirio e verso Cristo: l’arresto e la morte nel campo di sterminio nazista, ma con l’amore nel suo cuore e con l’esempio lasciato in dono a cattolici ed ebrei, «Con il suo amore per la Chiesa e per Israele ella è un dono di Dio ai cattolici perché riconoscano la fedeltà di Dio verso il popolo dell’alleanza e non coltivino più sentimenti di rancore ma di gratitudine e affetto», spiega Guerriero.

CHIARA BADANO E ITALA MELA, LA MALATTIA E LA CDNVERSIONE

Non solo Edith Stein però, anche altre due donne sante del Novecento rappresentano da vicino quel significato recondito di una vita donata al cuore di Cristo vivente. Una strada lastricata di dolore ma non “vinta” dallo stesso: è l’esempio di Itala Mele da poco beata e cresciuta in Liguria ad inizio Novecento. Itala, tuttavia, riceve i sacramenti dell’iniziazione cristiana, ma se ne allontana progressivamente dopo la morte dell’amato fratello Enrico. La conferma in questo diniego, scrive: «Dopo la morte il nulla». Ma quella negazione di Dio, esattamente come avvenuto per Edith, rappresenta solo un passo per ricongiungersi all’amore dell’Unico creatore. Così pregava: «Se ci sei, fatti conoscere», ma solo un anno dopo la sua tormentata e profonda ricerca di un senso al proprio dolore approda in Cristo, «Signore, ti seguirò anche nelle tenebre a costo di morire». In mezzo un “semplice” incontro con alcuni amici della Fuci, la federazione dei cattolici universitari guidata dall’allora Giovan Battista Montini, nient’altro che il futuro Papa Paolo VI.

Il racconto di Guerriero sull’Avvenire si lega poi ad un’altra figura di santa, Chiara Luce Badano che con Itala condivide un aspetto molto doloroso. Entrambe si ammalano gravemente e la loro vita, così, cambia per sempre: «Viene l’ora in cui l’anima è invitata ad accettare di andare a lui in una povertà estrema per ricevere tutto dalla sua munificenza», scriveva Italia Mela a pochi giorni dalla sua morte in una vita crucis corporea incredibile, che ricorda quella più recente della bellissima e sportiva Chiara Luce. «Giocando a tennis, Chiara avverte un forte dolore alla spalla. Sembra uno strappo, per cui nessuno vi dà peso. Il dolore, tuttavia, persiste e gli esami cui bisogna finalmente far ricorso danno un responso impietoso: sarcoma osteogenico con metastasi, una delle forme tumorali più gravi e dolorose». Inizia così il tormentato rapporto con la Chiesa e con la vita, dopo aver incontrato la fede attraverso al Movimento dei Focolarini fondato da Chiara Lubich. «Questo male Gesù me lo ha mandato al momento giusto, me lo ha mandato perché io lo ritrovassi», spiega Chiara nelle tante lettere durante la sua malattia. Lo “sposo” sta arrivando per lei, quell’amore sempre ricercato nella vita arriva sottoforma quasi paradossale di quel male assurdo e doloroso, quel male che però la avvicina ancora di più all’amore di Dio. Il racconto di Guerriero è bellissimo e si chiude con le parole di un amico di Chiara Badano dopo il funerale, «Per la prima volta sono riuscito a essere sicuro dell’amore di Dio. L’amore può di più». Una realtà che non può essere “solo” umana e che porta queste testimone sante della fede a farci avvicinare al senso più profondo della vita per ciascuno di noi.

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