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SALUTE/ Qualche chilo in più può fare bene

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Niente più pianti disperati per chi mette su qualche chilo di troppo. Basta compensare con una costante attività fisica. È quanto emerge da recenti ricerche dell'Istituto di epidemiologia dell'Università del Michigan, del Centro Federale per il Controllo delle Malattie e dell’Istituto americano per i tumori, divulgate dal  New York Times. Dunque dai dati raccolti gli studiosi hanno concluso che essere in forma con un fisico perfetto non sarebbe garanzia di salute.
Il 50% delle persone classificate “in sovrappeso” dal Bmi (l’indice di massa corporea che si ricava dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri), cioè con una massa corporea tra 25 e 29,9, starebbero meglio dei perfetti, compresi tra 19 e 25.
Ovviamente la ricerca non contempla gli obesi, categoria che rimane a rischio per i probabili scompensi metabolici che aumentano la mortalità. Alle voci d’oltreoceano si unisce anche quella di Giuseppe Rosano, cardiologo del San Raffaele di Roma, secondo cui 4 o 5 chili in più possono solo giovare agli anziani.
Per le donne un po’ di adipe aumenta la fertilità e aiuta a sostenere la gravidanza, ma in menopausa può avere effetti negativi, poiché si trasforma in adipe addominale di tipo androide. Anche se il vantaggio di una vita più sottile è il minor rischio di incorrere in malattie cardiovascolari.
Ma c’è chi non concorda con le ricerche americane. Come, ad esempio, Eugenio del Toma, presidente onorario dell’Associazione Italiana dietetica di Nutrizione Clinica e docente di scienza dell’alimentazione del Campus medico di Roma e dell’Università di Siena. Secondo toma, infatti, «l’epidemiologia americana non sempre fornisce dati attendibili. È certo che chi pesa di più vive peggio e muore prima. Il sovrappeso compensa il cuore, i polmoni, il metabolismo. L’Oms prevede che nel 2025 non saremo in grado di fronteggiare i danni e le spese sanitarie causate dall’obesità. Quei 3 o 4 chili in più possono segnare l’inizio di una china dell’eccesso».
Una posizione meno intransigente, che tollera qualche chilo di troppo, è quella di Amleto D’Amicis, direttore dell’Unità di documentazione e informazione nutrizionale dell’Istituto di ricerche per l’alimentazione e la nutrizione. «Più che di peso giusto, concetto relativo, è meglio riferirsi – sostiene D’Amicis - a un intervallo prudente, un’oscillazione di alcuni chili entro la quale si può essere considerati in forma. Gli studi “Seven Countries” di Alessandro Menotti, vecchi follow-up longitudinali, poi ripresi dal Cnrportati avanti per 15 anni, avevano dimostrato che i più tondi sono anche i più longevi. Il peso varia da individuo a individuo in base alla corporatura, all’età e alla conformazione. A parità di peso e di altezza, un longilineo sarà più grasso di un normolineo, anche se più slanciato».
Dunque, concesso qualche chilo in più, soprattutto quando si è più anziani, perché una certa robustezza corporea aiuta a combattere i rischi dell’osteoporosi, contrastando la fragilità ossea. Ma stando attenti a non esagerare, esponendosi ai rischi connessi a un peso eccessivo, come l’ipertensione, la glicemia e l’infarto. E soprattutto, chili in più o no, più movimento e un’esistenza più dinamica sono un’ottima ricetta per mantenere una buona salute.



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