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A New York la metrò diventa un condominio per i pesci

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Riciclaggio - In questi tempi di inquinamento selvaggio in cui plastica, vetro e materiali non riciclabili vari sono diventati i nemici pubblici numero uno, non ci si stupisce più se in luoghi un tempo incontaminati come foreste e oceani, ci imbattiamo in resti di materia di ogni genere, gettati o dimenticati a loro destino da chissà quale inquinatore distratto. Un attimo più sorpresi potremmo risultare tuttavia se ci spingessimo per un'audace nuotata a sedici miglia nautiche a largo di Slaughter Beach, nel Delaware, un piccolo stato sull'Atlantico al confine con il New Jersey. Non solo scogli e alghe popolano infatti il fondale di quest'area marina, ma un vero e proprio schieramento di vecchi treni della metropolitana di New York: siamo nella Red Bird Reef, una barriera marina artificiale a 24mila metri di profondità che non a caso prende il nome dal famoso marchio di treni di Manhattan e che, in questi anni, ha aiutato a rinvigorire la flora e la fauna di un ritaglio di fondo oceanico prima desertico e sterile.

In fondo al mar - Dal 2001 infatti lo stato del Delaware prende i vagoni metro dismessi dalla "città che non dorme mai" e li getta nell'Atlantico, non con sprezzante gesto anti ecologista ma allo scopo di attirare, come nel miglior film d'animazione di tradizione disneyana, spugne, orate e molluschi che fanno di questi vagoni un "condominio di lusso" tramite il quale ripopolare queste acque federali. E tale alloggio è talmente ambito che oggi - racconta il New York Times in un servizio dedicato alla Park Avenue sotto il mare - i pesci sono troppi e la beata zona residenziale degli abissi ha cominciato ad avere problemi di sovraffollamento. Problema che il Dipartimento di Risorse naturali sta cercando di ovviare trasportando nella zona anche un vecchio rimorchiatore e una nave cisterna del '45 costruita per l'invasione - poi non avvenuta - del Giappone.

Off limits - Ma la catena alimentare non viene meno neppure in questo caso e la logica predatore-preda ha fatto si che l'arricchimento della fauna marina abbia portato con sé un numero crescente di pescatori: oggi nell'area si contano all'anno più di dieci mila "trappole" per pesci contro le appena 300 del '97. Tanto che lo stato alle porte della Grande Mela ha chiesto alla marina federale di rendere l'area "off limits" per i grossi commercianti ittici.

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