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Paura e disgusto dipinti sul volto acuiscono i sensi

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E' un'esperienza universale il senso della paura: quando lo proviamo ci troviamo invasi in un istante da un vento gelido che ghiaccia il sangue nelle vene, paralizza i movimenti e il pensiero, accelera il battito cardiaco che sentiamo pulsare dappertutto in modo violento e quasi rumoroso, frastornante. Freddo e poi subito caldo, in un onda di sudore. Cambiamo immediatamente espressione facciale e, se ci troviamo a vivere qualcosa di più di un passeggero spavento, il nostro viso si commuta in una sorta di penosa maschera deformata su cui è rimasta impressa l'impronta della Paura. Non c'è niente di più inquietante che guardare un volto in preda al terrore.

Bene, tutto questo non è altro che un meccanismo naturale di reazione e di autodifesa. Lo dichiara il neurologo Joshua Susskind, Università di Toronto, Canada, in una ricerca pubblicata su Nature Neuroscience. Le espressioni del viso che esprimono questo tipo di sensazioni, afferma lo scienziato, non sono evolute per caso ma con uno scopo preciso: servono ad alterare l'esperienza sensoriale e ad acuire la percezione del mondo circostante per poter reagire prontamente e salvarsi la vita. Il corpo, in effetti, in quel momento è come se fosse tutto in stato di allarme. Aumenta il ritmo della respirazione e il naso si allarga per far entrare più aria, gli occhi si aprono e le pupille si muovono più velocemente: tutto ciò non è altro che una reazione finalizzata ad individuare più precisamente il pericolo e cercare una via d'uscita. Lo studio ha ottenuto analoga prova anche per il senso del disgusto. In questo caso, ha scoperto il ricercatore, i nostri sensi risultano attutiti - al contrario della paura - forse proprio per evitare il più possibile i fattori esterni che cii trasmettono disgusto, ad esempio qualcosa di male odoroso davanti a noi o di ripugnante alla vista. Diminuisce il volume nasale e si restringe il campo visivo.

L'ipotesi da cui prende spunto questa ricerca risale addirittura a Charles Darwin, padre della teoria dell'Evoluzione, secondo la quale le emozioni espresse con la 'mimica' facciale non esistono casualmente per pura esteticità ma hanno un risvolto pratico: di generazione in generazione sono state attivamente selezionate, conservate e raffinate dall'organismo perché utili a seconda delle necessità del momento. «Le espressioni del viso - si legge sulla pubblicazione scientifica - non servono solo a favorire la comunicazione sociale ma sono originate per alterare l'interfaccia sensoriale col mondo fisico». 

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