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NANGA PARBAT/ Il Pakistan presenta il conto a Nones e Kehrer: 33.500 euro

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Tutti abbiamo tremato per la loro sorte. Idealmente eravamo sulla parete Rakhiot del Nanga Parbat con Walter Nones e Simon Kehrer nella speranza che il tanto atteso elicottero dei soccorsi arrivasse e mettesse in salvo i due alpinisti. Alla fine l'elicottero è arrivato, i superstiti dell'Himalaya sono tornati ad altezze più consone, ci stavamo quasi dimenticando di loro, ma ecco che tornano alla ribalta delle cronache perchè devono saldare il conto. Il conto con un destino che li ha voluti ancora vivi? No, il conto dell'elicottero che il soccorso pakistano ha utilizzato per il loro salvataggio: ben 33.500 euro.

 

Il Ministero non paga - «E' un'ingiustizia» tuonano imbufaliti dalla Farnesina, accusando il Pakistan di scaricare sui superstiti il costo di una tragedia. Dal Ministero dicono inoltre che il saldo del conto non graverebbe comunque sui contribuenti italiani perchè le spedizioni ad alto rischio sono assicurate. Peccato che nel contratto esiste una pressochè invisibile postilla in cui si precisa che le “prome assolute” (spedizioni) non rientrano nell'assicurazione. Sta di fatto che comunque qualcuno questa salatissima parcella da 33.500 euro deve saldarla, per cui l'ambasciata italiana a Islamabad ha girato il conto ai due alpinisti.

 

Fino all'ultimo centesimo - «Per noi è stata una sorpresa amara — si sfogano Walter e Simon — non ci aspettavamo di dover pagare tanto per un soccorso che non avevamo neppure chiesto. Noi, dopo la morte del nostro compagno, avremmo potuto scendere con gli sci fino al campo base. Ci sentiamo cittadini di serie B, anche se noi stavamo tentando una vera impresa alpinistica: aprire una nuova via che portava onore al Paese. Un qualunque atleta o turista vittima di un incidente all'estero forse sarebbe stato considerato meglio». Ora che l'Himalaya è preso d'assalto dal turismo di massa e le spedizioni commerciali sono sempre più numerose, i soccorsi pakistani sono sempre più impegnati. E il governo vuole rifarsi delle spese. Alle regole di assistenza si antepongono quelle del mercato, anche per fronteggiare l'invasione (e gli incidenti) degli scalatori poco preparati. La domanda su chi avrebbe pagato i voli degli elicotteri che nel luglio scorso hanno perlustrato la parete Rakhiot alla ricerca dei due alpinisti l'avevano già posta ad Agostino Da Polenza, che dalla sede bergamasca del comitato Everest—K2—Cnr aveva organizzato i soccorsi dall'altra parte del mondo. La risposta, in quei giorni concitati, variava tra Farnesina e assicurazione. «Quando Agostino ha chiamato le nostre compagne per far autorizzare l'intervento degli elicotteri — precisano gli alpinisti — , Manuela e Marta hanno subito chiesto chi avrebbe pagato. A loro è stato detto di non preoccuparsi, che ci avrebbero pensato l'assicurazione e la Farnesina, che aveva stanziato dei soldi. E a noi è stata ripetuta la stessa cosa. Pagheremo fino all'ultimo centesimo — dicono — Qualche amico disinteressato ci aiuterà. Abbiamo deciso così per evitare ulteriori polemiche e per non essere additati come quelli che sono stati salvati con i soldi dei contribuenti italiani ». Forse l'assicurazione che copre le guide alpine risarcirà Kehrer di quindicimila euro. Ma Simon precisa: «Quei soldi andranno a Silke, la moglie di Karl».



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