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USA/ I primi giorni alla Casa Bianca per la first family Obama

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Arrivo alla Casa Bianca.La famiglia Obama si sta abituando alla nuova vita alla Casa Bianca. Cercando di riprendere la solita routine, e di sentirsi – con qualche accorgimento – come a casa propria, ma, a essere oggettivi, non è la stessa vita di prima, ora che i riflettori sono puntati sulla nuova first family. Michelle Obama lo deve riconoscere: «Adesso la normalità è qualcosa di relativo». E tuttavia cerca, anche nei particolari, di rendere più famigliare quel luogo, in particolare alle sue due figlie, Malia e Sasha, rispettivamente 10 e 7 anni. Così fotografie e giocattoli hanno preso il loro posto, nella residenza più importante degli Stati Uniti ed è già stato progettato qualche cambiamento per dare alle stanze presidenziali un aspetto più familiare e rilassato: la first lady ha preso accordi con un celebre arredatore californiano, Michael Smith, per risistemare gli appartamenti privati al secondo e terzo piano della east wing. Spesa prevista: 100 mila dollari, già stanziati dal Congresso. Rimarranno invariate la west wing, l’ala d’occidente, quella operativa, e la Casa Bianca sotterranea, costituita un tempo solo dalla Situation room, o stanza dei bottoni, destinata alle crisi più gravi, con in più oggi un bunker di massima sicurezza e un’uscita clandestina, voluti dall’amministrazione Bush. Si attendono, invece, notizie sui cambiamenti che Barack Obama vorrà apportare al famoso Studio ovale, prerogativa di tutti i presidenti. Per ora ci sono solo ipotesi: tappeti, quadri e scrivania nuovi.

Il "day one". Le bambine avevano già messo piede nella nuova scuola, la Sidwell Friends School, scuola privata fondata dalla setta religiosa dei Quaccheri. Ma ora, da first daughters, è tutta un’altra cosa. Le due ragazzine hanno già avuto un sconto sulla frequenza, in occasione del “day one”, il primo giorno vissuto alla Casa Bianca, subito dopo il giorno dell’inaugurazione. Dopo le fatiche del giorno precedente – iniziato alle 7 della mattina e concluso a tarda notte, con il ballo per la coppia presidenziale e la caccia al tesoro per le bambine, con, sorpresa finale, i Jonas Brothers - mamma Michelle ha pensato di concedere alle figlie un giorno di vacanza da scuola, per familiarizzare con l’ambiente e la situazione nuovi. E il primo giorno, come promesso in campagna elettorale, la residenza presidenziale è rimasta aperta al pubblico. Ma dal giorno dopo per le due ragazzine la vita ritorna «la più normale possibile», afferma Michelle Obama, che si mostra anche «contenta della decisione di mia madre di venire a vivere con noi perché la sua presenza rende un po' più facile la mia vita di madre. È di grande sollievo per me sapere che, quando io non posso, mia madre è a casa con Sasha e Malia».

Alla Sidwell Friends School, dei Quaccheri. Ora però, alle 3.20 del pomeriggio, sulla Wisconsin Avenue, il traffico è in tilt: si forma la fila per l’uscita degli studenti dal campus della Sidwell Friends School. Tra le auto sfilano Mercedes, Bmw e Porsche, i genitori dietro i finestrini oscurati sono quelli che sperano in un invito per i propri figli alla Casa Bianca. Ma, tra le polemiche che ha suscitato la scelta della coppia presidenziale di mandare le proprie figlie a una scuola privata (con una retta annua sui 29mila dollari), c’è da riconoscere che la Sidwell non ha dimensioni eclatanti o architettura vistosa, ma si caratterizza per la sobrietà e la funzionalità della struttura. Nota per la sua formazione solida e impeccabile, vanta tra le sue ex-allieve altre figlie presidenziali: Chelsea Clinton e Tricia Nixon. Ora ci sono anche i nipoti del neovicepresidente Biden. Per arrivare in classe puntuali alle 7.50 (con inizio lezioni alle 8) Malia e Sasha devono fare un bel tragitto. Malia frequenta la quinta elementare, incorporata nella scuola media, nel campus di Friendship Heights sulla Wisconsin Avenue. Sasha, invece, è in seconda e deve proseguire per un altro quarto d’ora di auto fino a Bethesda, in Maryland, sede della scuola elementare e materna. Ora i campus sono sotto i riflettori, e lo saranno ancor più in certe giornate particolari, dove è prevista la presenza dei genitori: si presenterà Michelle l’8 febbraio insieme a Sasha per la consueta lezione di matematica con i genitori, che si svolge una volta al mese dalle 7.45 alle 8.30? In tal caso ci si aspetta una Bethesda completamente bloccata, visto che già di norma in quell’ora di punta il traffico è congestionato. E chissà cosa potrà accadere se Barack deciderà di partecipare, il venerdì pomeriggio, agli incontri religiosi per le famiglie.
Dunque, una scuola che risponde ai principi educativi degli Obama, che unisce alla serietà anche un’attenzione alla multiculturalità e all’eguaglianza, che proviene dalla storia dei Quaccheri: infatti la “Società Religiosa degli Amici”, fondata in Inghilterra nel 17° secolo, che con William Penn costituì lo Stato della Pennsylvania, premette molto per l’abolizione della schiavitù, influì sull’emancipazione femminile e l’istruzione.

Michelle's style. Ma, nonostante il continuo assalto dei media, che si intrufolano sempre più nell’esistenza di questa particolare famiglia americana, c’è da evidenziare la scelta, già evidente, di Michelle, di giocare un ruolo di secondo piano: in linea con la sua precedente, Laura Bush, la first lady, si muove con delicatezza alle spalle del presidente d’America, tenendo sempre al suo fianco le bimbe, Malia e Sasha. Avvocato, con due lauree a Princeton e Harvard, Michelle porta bene i suoi 45 anni e sembra non dare troppo peso alle critiche sul suo abbigliamento, non intenzionata a mettersi sulle orme di Jackie Kennedy, ma a svolgere, la sua (non più normale) vita di donna, madre e moglie del presidente degli Stati Uniti.   
 



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